Mer 24 Lug 2024
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Cane ferito, trascinato e lasciato morire nel Reggino: la denuncia di Stop Animal Crimes

L’associazione Stop Animal Crimes Italia denuncia quando sarebbe successo a Paludi, in provincia di Reggio Calabria, pochi giorni fa.

«Alcuni cittadini lunedì hanno trovato un cane randagio palesemente malato, riverso a terra e provveduto a contattare la Polizia Locale e il Sindaco per chiedere loro intervento, ricevendo come riscontro dal primo assenza totale di sopralluogo e dal secondo una rapidissima ricognizione in loco.

In entrambi i casi, nessuno ha attivato la procedura ovvero contattato la ASP veterinaria o una clinica oppure dato assistenza al povero cane, anzi la vicenda ha avuto un epilogo ben peggiore.

Il cane dolorante, per il fatto di trovarsi dinnanzi ad un centro anziani, veniva legato e trascinato per essere allontanato e legato ad una ringhiera di una finestra di uno stabile vicino il Municipio per poi morire», scrive in una nota l’associazione.

A tal proposito, Stop Animal Crimes Italia ha dato mandato ai suoi legali di depositare querela per il reato di omissione in atti d’ufficio e maltrattamento e uccisione di animali contro il Sindaco, l’operatore di P.L. e le due persone che hanno legato per gli arti e trascinato e poi legato alla finestra.

«Questa vicenda, triste e drammatica, mette ancora una volta in evidenza il totale disinteresse e superficialità con cui i Comuni affrontano il tema non solo del benessere degli animali ma anche il fenomeno del randagismo, venendo meno a precetti di legge che verosimilmente addirittura disconoscono e ignorano.

Una situazione, quella del sud Italia, che vede dunque la costante crescita dei randagi a causa di mancata applicazione della legge sia da parte di Sindaci, Polizie Locali e ASP veterinarie ma anche di parte del mondo animalista che affronta il fenomeno nelle sue espressioni terminali ovvero gestendo, spesso abusivamente e facendo lucro, i randagi fuori dalle leggi in maniera autonoma, spregiudicatamente pubblicando migliaia di appelli social di immagini di cani bisognosi accompagnati da numeri IBAN di carte prepagate personali.

Auspichiamo che tale vicenda venga punita secondo legge e che le Autorità di Paludi vogliano approcciarsi al tema con maggiore interesse e impegno, affinché tali macabri e deprecabili episodi non abbiano più a ripetersi».