“Il tema della città unica ha finito con determinare una contrapposizione a tutto campo tra coloro che la città unica la vorrebbero senza starci a pensare e coloro che, al contrario, in realtà non la vorrebbero in ogni caso”. È tranchant, il commento di Massimiliano De Rose, ex consigliere comunale di minoranza del gruppo “Rende Cambia Rende”.
“Una contrapposizione che ha generato una polarizzazione dello scontro con prese di posizioni tali per cui il dibattito è rimasto a livello embrionale se non addirittura a quello degli slogan a difesa dei municipi, dei territori e delle identità, piuttosto che a sostegno della città unica quale panacea di tutti i mali dell’area urbana (e sono davvero tanti)”, spiega.
“Tra la reazione d’impeto contraria da parte di alcuni ed il sostegno tout court da parte di altri fin da subito è stato lo scontro tra comitati del no (che lamentano l’annessione e l’illegittimità della legge) e i comitati del si (che invocano l’ineludibilità del percorso, i ritardi accumulati dalla politica locale negli ultimi decenni e indica nei finanziamenti legati al processo di unificazione la grande opportunità per i territori oggetto dell’unificazione) ad assorbire e monopolizzare quasi interamente il dibattito.
E’ così che ogni possibilità di approfondimento e confronto nel merito è cessato sul nascere. A questo si è aggiunto un certo uso dell’argomento per fini elettorali che ha fatto desistere molti dall’intervenire confidando che sarebbe arrivato il momento che il dibattito sulla città unica tornasse ad occuparsi del merito e della sostanza, che è poi quello che più di tutto interessa alla cittadinanza”, asserisce l’avvocato.
“Non vi è dubbio che ci sono ragioni e preoccupazioni del tutto legittime tanto da una parte che dall’altra, tuttavia, la contrapposizione certo non ha favorito che nei tre territori interessati si creassero vere occasioni di approfondimento e di dibattito sereno, libero e non fazioso. Così che tantissimi cittadini che non si ascrivono alla categoria dei favorevoli né dei contrari ad ogni costo hanno continuano a porsi domande che non hanno ancora trovato risposta e aspettano che il concetto ideale della citta unica sia declinato anche nei contenuti concreti in termini pratici e di ricaduta sui territori. Perché la città unica? Come verrebbe a collocarsi la nuova grande città nel contesto nazionale e regionale? E poi ancora quale dovrebbe essere la visione comune della futura città, quali strategie di rilancio e quale immagine della nuova realtà occorrerebbe valorizzare e promuovere? Ma ancora quale dovrebbe essere nel nuovo contesto il ruolo dei singoli territori? Come sarebbe tutelata e valorizzata l’identità e la vocazione di ciascuno dei tre comuni? Quale sarebbe la strategia di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale e quale sarebbe, per esempio, il ruolo dei tre centri storici (che insieme costituirebbero un’offerta turistica particolarmente attrattiva), e le aree industriali, l’eternamente atteso Nuovo Ospedale? Quali le nuove infrastrutture viarie (sempre più urgenti in tutti e tre i territori), e quale sistema di trasporto pubblico (efficiente, moderno e sostenibile) si potrebbe immaginare? Sono queste solo alcune delle domande che si impongono in premessa e che meriterebbero risposte maturate in seno ad un confronto leale e non fazioso a prescindere”, i quesiti di De Rose.
Occorrerebbe, per lui, “che a declinare opportunità e limiti della proposta non sia soltanto la politica ma anche molti altri soggetti qualificati dei tre territori in ogni ambito (imprenditoria, scuola e università, categorie professionali, sindacati), portatori di esperienze e di punti di vista differenti.
Con la proroga del Commissariamento a Rende potrebbe essere l’ultima occasione di riaprire un dibattito che consenta un più ampio coinvolgimento su quali siano nel merito le ragioni, la visione, la strategia e quale il ruolo dei rispettivi territori e, ancora, quali siano le ragioni contrarie con ogni necessario approfondimento su ciascuna.
A Rende bisognerebbe considerare che la “resistenza” potrebbe anche non riuscire a fermare il processo. E se la città unica alla fine si fa lo stesso? Proprio questa domanda dovrebbe far comprendere quanto sia indispensabile predisporre almeno un piano b, una sorta di paracadute per ogni evenienza. Per questa ragione diventa importante che sia riaperto un dibattito sui contenuti, perché dovrebbe essere chiaro a tutti che è necessario assicurare a Rende di poter essere protagonista anche nel contesto della nuova grande città, qualunque cosa accada”, la nota di Massimiliano De Rose, ex Consigliere Comunale di minoranza per il gruppo “Rende Cambia Rende”.



