I più grandi predatori del pianeta, gli squali bianchi del Mediterraneo, trovano rifugio nel Canale di Sicilia. Le loro tracce sono state individuate grazie a diverse spedizioni guidate dall’italiano Francesco Ferretti della Virginia Tech, negli Stati Uniti. Questi studi sono stati condotti per tentare di salvare la popolazione degli squali bianchi, che rischia seriamente l’estinzione.
Lo studio, pubblicato su Frontiers in Marine Science, ha visto la collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche e della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. L’obiettivo è di istituire un programma di monitoraggio per preservare questi squali nella regione e prevenire la loro scomparsa.
«Abbiamo deciso di accettare la sfida e trovare gli ultimi squali bianchi rimasti nel Mediterraneo», afferma Ferretti. «Non è stato facile, poiché questi squali sono estremamente rari». Prima di questo studio, infatti, non si conoscevano i luoghi di aggregazione di questi animali nel Mediterraneo. Le loro abitudini risultano molto diverse da quelle delle altre popolazioni di squali bianchi sparse per il mondo.
La tecnologia avanzata per mappare il Dna ambientale
Grazie a metodi e tecnologie migliorati rispetto agli sforzi precedenti, gli autori hanno campionato il Dna ambientale, che rileva tracce di materiale genetico animale nell’acqua. Allo stesso tempo, gli esperti hanno utilizzato telecamere di superficie e di acque profonde con esche per attirare gli squali. Durante le spedizioni, gli scienziati hanno identificato la presenza di squali bianchi in cinque occasioni nei quattro siti considerati.
“Come ci aspettavamo – sostiene Ferretti – ci siamo resi conto ben presto che effettivamente gli squali bianchi erano molto rari. Dobbiamo ricalibrare il nostro approccio e sviluppare nuove strategie. Nonostante queste sfide, siamo stati in grado di identificare una colonia, al largo dell’Africa settentrionale. Questa zona è fortemente influenzata dalla pesca ed è lì che stiamo concentrando i nostri sforzi. Anche se non abbiamo concluso nessuna osservazione diretta di squali bianchi – conclude Ferretti – siamo riusciti a marcare uno squalo mako. Ora stiamo raccogliendo fondi per le spedizioni future, che saranno mirate a monitorare le popolazioni esistenti. Attualmente, purtroppo, non esiste un programma di monitoraggio e conservazione ufficiale per questi animali, ed è pertanto fondamentale individuare strategie mirate per non compromettere la sopravvivenza degli squali bianchi nel Mediterraneo”.



