Di Pierfrancesco Greco
Da tempo non mi recavo all’Unical. Certo, dopo la laurea, ho continuato, con una certa regolarità, tra Corsi di formazione e iniziative varie, a percorrere quel Ponte su cui, in gioventù, insieme con me, camminavano speranze, sogni, utopie … Negli ultimi mesi, però, non avevo avuto modo di farlo … Ci sono tornato adesso, oggi, per seguire la commemorazione di Franco Piperno … Dico la verità, la giornata piovosa un pò mi aveva scoraggiato, però non è riuscita a impedirmi di dirigermi verso l’aula 32C1, presso il Dipartimento di Fisica, ove era in programma l’evento. Lo sentivo come un dovere verso una figura di rilievo, verso un Compagno capace di rendere illuminante ogni interlocuzione. “Nella notte ci guidano le stelle. Ciao Franco”, si leggeva sul rosso di uno striscione fissato sulla lavagna, mentre, un pò più sopra, venivano proiettate immagini, momenti della parabola politica, istituzionale ed esistenziale di Piperno … Una parabola che stamattina è stata abbozzata, disegnata e poi dipinta sul firmamento del ricordo che non scade nella retorica, che non si piange addosso, che non si chiude nell’angusto stallo della nostalgia crepuscolare ma che si apre al futuro, a nuove albe, con l’energia necessaria al cambiamento, col sentimento genuinamente aulico sul quale iniziare a costruire quella “trasformazione radicale” della società attraverso cui egli declinava il suo concetto di Rivoluzione, desunto dalla sua sconfinata competenza nei campi della fisica e dell’astronomia.
Del resto, come ci insegna Marx, una rivoluzione, per essere tale, deve avere una base scientifica: ecco, Franco Piperno ha osservato il mondo, lo ha vissuto, ha operato per cambiarlo col piglio dello scienziato; lo scienziato che non ha il timore di risultare scomodo, di fare “Ciroma”. Nella mattinata dell’Unical, questo aspetto è emerso chiaramente dal mosaico degli aneddoti, delle testimonianze, delle riflessioni che si sono succedute dietro quella cattedra, in quell’aula, presso quel dipartimento di cui è stato colonna. Impossibile citare, in queste poche battute, tutti i contributi e la complessità della biografia di un uomo che è stato protagonista di una stagione di lotte dure e grandi visioni, l’alfiere di una sinistra capace di cogliere il respiro, le aspirazioni di chi vive la realtà della quotidianità, l’ideologo e l’attivista che ha pagato sulla propria pelle il coraggio di immaginare un mondo migliore, l’intellettuale di un un’etica meridionale che ha attualizzato il pensiero gramsciano in un’ottica globale. “Ci ha insegnato a vedere quanta bellezza c’é nelle stelle”, ha affermato Paride Leporace … Già, quella bellezza che le stelle proiettano sulla Terra e che in pochi hanno la capacità di trasformare in forza vitale e valoriale attraverso cui tracciare un futuro di progresso, giustizia, eguaglianza, andando oltre le contingenze, oltre le sconfitte, ripartendo sempre.
“Perchè siamo comunisti?”, a volte egli chiedeva: “Perché abbiamo la cattiveria del sogno”, la sua risposta. Ecco, questa è l’unica cattiveria che andrebbe associata al buon Maestro, al Professore, al Compagno Franco Piperno: una cattiveria che è foriera di bene, che non può perdere, che continuerà a vivere, a brillare tra le stelle, senza dissolversi nel tempo…



