Il 2025 si apre con cifre che destano forte preoccupazione sul fronte degli incendi boschivi in Italia. Da inizio gennaio al 9 giugno, una superficie complessiva di 34 km² è già stata divorata dalle fiamme.
Per dare un’idea della vastità, si tratta di un’area pari a poco meno dell’intero Parco Nazionale delle Cinque Terre. Di questi, quasi 10 km² sono costituiti da boschi e foreste, un danno inestimabile per il nostro patrimonio verde.
Attualmente, la situazione più critica si registra in Calabria, che da sola detiene quasi il 70% delle aree forestali percorse da incendio. Segue a grande distanza il Trentino-Alto Adige, con 1 km² colpito. Questi dati emergono dalle approfondite osservazioni e monitoraggi condotti dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sugli impatti dei grandi incendi boschivi sugli ecosistemi.
Il 2024 tra meno eventi e danni diffusi
Se il 2025 è iniziato in salita, il 2024 ha mostrato un quadro differente: meno episodi di grandi incendi, ma una diffusione capillare su ben 16 regioni su 20. La provincia più colpita nel 2024 è stata Reggio Calabria, con 10,3 km² di superficie forestale bruciata. Questa cifra rappresenta il 41% del totale forestale incenerito in Calabria e ben il 10% del totale nazionale. Rilevanti anche le perdite registrate nelle province di Cosenza e Nuoro, con rispettivamente 9,4 km² e 8 km² di bosco andati in fumo.
Un dato particolarmente allarmante è che il 31% degli ecosistemi forestali percorsi da incendio nel 2024 si trovava all’interno di aree protette, in particolare siti della Rete Natura 2000, aree di inestimabile valore ecologico. Gli incendi si sono concentrati prevalentemente tra l’inizio di luglio e la prima metà di agosto, con un andamento in linea con la media storica degli ultimi anni (2006-2023).
Geografie del fuoco: le regioni più vulnerabili
L’analisi territoriale del 2024 rivela dinamiche diverse. La superficie percorsa dagli incendi è diminuita sensibilmente in Sicilia, mentre è rimasta stabile o addirittura aumentata nelle altre regioni del sud, in Sardegna e in alcune regioni del nord. Al contrario, le regioni del centro hanno visto una diminuzione.
Complessivamente, le sole regioni di Sicilia, Calabria e Sardegna hanno contribuito a più del 66% del totale di superficie forestale italiana colpita da grandi incendi boschivi. Tra le regioni meno interessate dai fenomeni si annoverano la Valle D’Aosta, la Lombardia, il Trentino-Alto Adige e il Veneto.
Uno strumento per la rinascita: il ruolo dell’ISPRA
Lo scopo principale di questi report annuali è fornire informazioni dettagliate e puntuali a supporto delle politiche volte al ripristino e alla conservazione degli ecosistemi terrestri, sia a livello nazionale che locale.
I dati relativi alla perimetrazione delle aree bruciate provengono dal sistema European Forest Fires Information System (EFFIS) del programma europeo Copernicus Emergency. Questi vengono poi elaborati dall’ISPRA attraverso sofisticate applicazioni di machine learning, che permettono di identificare con precisione gli ecosistemi coinvolti negli incendi. Le serie di dati ISPRA, basate su analisi satellitari ad alta risoluzione, garantiscono omogeneità e rappresentatività statistica a livello nazionale, regionale e provinciale. È importante notare che, pur potendo differire leggermente da dati ottenuti con metodi non omogenei o basati su osservazioni in loco, la loro robustezza scientifica rimane elevata.



