“Chiediamo al governo italiano e all’Unione Europea di concedere un visto ai genitori che hanno perso i propri cari in questa grande tragedia, affinché possano recarsi, forse per l’ultima volta, presso le tombe dei loro figli e stringere la terra che ora li custodisce”.
È questo il toccante appello lanciato da Fatima Maleki, portavoce delle famiglie delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto il 26 febbraio 2023. Quel giorno persero la vita 94 persone, tra cui 35 minori.
La situazione attuale
Molte delle vittime provenivano dall’Afghanistan, e oggi i loro familiari si trovano ancora bloccati nei Paesi d’origine, senza la possibilità di venire in Europa per portare un fiore, dire una preghiera, o semplicemente dare un ultimo saluto ai propri cari.
“In quel disastro si è spenta per sempre la voce di bambini che avevano davanti a sé un futuro luminoso. Tanti sogni e desideri che vivevano nei cuori dei giovani non sono mai riusciti a realizzarsi”, ha detto Maleki, chiedendo con forza un gesto di umanità e giustizia.
Attualmente, più di 20 salme sono tumulate in Italia: 15 nel cimitero islamico di Bologna, 9 a Cutro, 2 a Crotone e una a Paola.
Necessità morale prima ancora che politica
La richiesta di Fatima Maleki si carica anche di significato morale e simbolico: “Non vogliamo che queste voci spente e questi sogni interrotti rimangano sepolti nel silenzio del cuore e del mondo. È una necessità morale, prima ancora che politica o giuridica”.
L’appello arriva alla vigilia dell’ultima udienza preliminare del processo che vede sei militari italiani indagati per presunte responsabilità legate al mancato intervento in soccorso dell’imbarcazione. In quella sede si deciderà se procedere con il rinvio a giudizio.
“Quando coloro che avrebbero dovuto garantire la sicurezza della nave hanno ricevuto le chiamate di soccorso, non hanno prestato attenzione. Le forze dell’ordine non sono intervenute. Ora è lo Stato italiano che deve assumersi le proprie responsabilità, perché quelle vite erano sotto la sua giurisdizione”.



