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Cinque ore faccia a faccia con i pm, Occhiuto: “Ho chiarito tutto e confido in rapida archiviazione”

Mi sento sollevato, perché penso di aver chiarito ogni cosa. E quindi confido in una celere archiviazione“.

Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, si è rivolto ai giornalisti all’uscita dagli uffici della Procura di Catanzaro, dove è stato interrogato per quasi cinque ore dal procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e dal sostituto procuratore Domenico Assumma.

Occhiuto è indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta complessa che coinvolge anche dirigenti pubblici e figure a lui vicine.

“Ho chiesto io di essere interrogato

Grazie all’Ufficio di Procura, perché ho chiesto io di essere interrogato. Era un mio diritto chiedere, ma non era un loro dovere concedermi questa possibilità. Sono felice perché finalmente sono stato interrogato“.

Il governatore ha rivendicato con forza la scelta di affrontare i magistrati: già un mese fa, in un video sui social, aveva annunciato di voler chiarire tutto dopo aver ricevuto la notifica della proroga delle indagini.

“Interrogatorio vero, non dichiarazioni spontanee”

Il governatore ha poi precisato che non si è trattato di semplici dichiarazioni spontanee: “E’ stato un interrogatorio. Ho rinunciato ai termini per le contestazioni”.

Un segnale chiaro, secondo il presidente, della volontà di accelerare l’iter: “Mi auguro in una velocissima archiviazione, non solo nel mio interesse, ma nell’interesse della Regione, che deve essere amministrata con precisione. Sono molto fiducioso. Sia io che i miei avvocati siamo molto soddisfatti. Ci hanno dato modo di chiarire ogni cosa”.

A chi fa notare che, allo stato, ad Occhiuto non viene contestato un vero e proprio capo di imputazione risponde direttamente l’avvocato Carratelli: “Entriamo nel campo del segreto istruttorio, per cui dovete farvene una ragione, non vi possiamo dire nulla“.

Il contesto dell’inchiesta: incarichi, favori, rapporti opachi

L’inchiesta della Procura di Catanzaro ruota attorno a nomine pubblicheincarichi fiduciari e rapporti economici tra soggetti vicini al governatore. Tra gli indagati figura Paolo Posteraro, ex manager di Amaco (azienda dei trasporti del Comune di Cosenza), oggi capo della segreteria della sottosegretaria Matilde Siracusano, compagna dello stesso Occhiuto. Nel registro degli indagati anche Ernesto Ferraro, ex amministratore unico di Ferrovie della Calabria.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Posteraro avrebbe conferito denaro in alcune società collegate al presidente e, in cambio, Occhiuto avrebbe usufruito di auto private (anche per familiari), pagamento di multe e movimenti di denaro non tracciati. Le nomine pubbliche avrebbero comportato compensi consistenti, tali da configurare possibili relazioni di scambio. La Guardia di Finanza è ancora al lavoro per verificare la fondatezza delle contestazioni e il reale intreccio tra ruoli pubblici, interessi personali e canali informali.

La giornata in Procura: tensione e strategia

Occhiuto si è presentato in Procura poco prima delle 10 del mattino, con zaino in spalla e un sorriso accennato, accompagnato dai suoi legali. Ha evitato ogni contatto con i giornalisti presenti in piazza Stocco, per poi imboccare il corridoio principale della Procura di Catanzaro e salire al primo piano, dove ad attenderlo c’erano i magistrati.

L’iniziativa di essere ascoltato non è stata imposta: è stata una scelta strategica del presidente, che punta ora a scrollarsi di dosso l’accusa, chiedendo tempi rapidi per la verità. E per l’archiviazione.