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Altro che coesione: Meloni, Salvini e Fitto tagliano al Sud e benedicono i miliardi al Nord – il Sud è solo uno slogan elettorale

Di Massimo Mastruzzo*

Il Governo ha tagliato 11 miliardi di euro destinati all’Alta Velocità ferroviaria nel Sud. Di questi, 9,4 miliardi erano previsti per la Calabria. È un colpo durissimo inferto a una delle regioni più fragili d’Italia, deciso dal Governo Meloni e attuato dal Ministro Salvini, con il silenzioso avallo delle istituzioni locali.

A preoccupare, però, non è solo il cinismo con cui si azzera il futuro infrastrutturale del Mezzogiorno. È anche la complice passività del presidente Occhiuto e di gran parte della rappresentanza meridionale nel governo. Mentre al Nord si realizzano opere faraoniche come la diga foranea di Genova, al Sud si taglia. È la fotografia esatta di un PNRR che divide invece di unire, che aggrava i divari invece di colmarli.

E in Europa? Anche lì, nessuna voce si leva in difesa del Sud. Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea e commissario alla coesione, non solo tace, ma avalla con il suo silenzio un disegno politico che svuota il concetto stesso di coesione territoriale. Un commissario europeo di origine meridionale che lascia smantellare gli investimenti strategici nel proprio territorio d’origine, è una contraddizione gravissima. Di più: è una responsabilità politica pesante.

I numeri parlano chiaro:

Il Governo ha rimodulato 2,5 miliardi dal Sud al Nord, penalizzando tratte fondamentali come Roma‑Pescara e Lamezia‑Catanzaro;

Il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) è stato ridotto da 4,4 miliardi a 800 milioni, colpendo duramente le regioni meridionali;

Solo il 31,6% delle risorse PNRR (51,5 miliardi su 163,1) è destinato al Sud, mentre il Nord assorbe oltre il 43%;

Persino nelle infrastrutture idriche, il Sud passa dal 40% al 19%: un taglio illegittimo, contrario ai vincoli europei.

La coerenza istituzionale è sparita. I princìpi su cui si reggeva il PNRR – riequilibrio territoriale, giustizia sociale, rilancio delle aree svantaggiate – sono stati sacrificati a logiche elettorali e geopolitiche.

Cosa fare?

Serve un vincolo reale e strutturale che obblighi a destinare almeno il 40% delle risorse a Sud, come previsto originariamente. Serve agganciare il PNRR ai fondi FSC e di Coesione, per recuperare le infrastrutture tagliate e rispettare finalmente l’articolo 119 della Costituzione: quello sulla perequazione e sulla solidarietà territoriale.

Ma soprattutto serve alzare la voce anche perché gli altri partiti dell’opposizione rimangono come sempre in silenzio mentre il Mezzogiorno viene trattato come un peso da ridurre, anziché una parte vitale del Paese, a conferma che le cose cambieranno solo con un partito di espressa tutela del Sud-Italia nelle istituzioni.

*Direttivo nazionale MET 

Movimento Equità Territoriale