HomeCostume & SocietàCulturaBelvedere Marittimo, Rivera Book Fest 2025:...

Belvedere Marittimo, Rivera Book Fest 2025: il silenzio che offende

di Nella Fragale

La cultura è fatta di incontri, di ascolto, di rispetto. Quando si partecipa a un festival del libro si porta con sé entusiasmo, speranze, amicizie, e perfino sogni: quelli degli autori che hanno scritto con fatica e amore, e quelli del pubblico che viene ad ascoltarli.

Si parte convinti che la bellezza dei libri possa unire le persone, e che il tempo, il viaggio, la fatica ne valgano la pena. Ma ci sono momenti in cui tutto questo viene tradito. Momenti in cui la leggerezza, la superficialità e la disorganizzazione feriscono più di quanto si possa immaginare, perché non colpiscono solo un programma, ma la dignità di chi crede davvero nella cultura.

Come casa editrice abbiamo partecipato, per il secondo anno consecutivo, al Riviera Book Fest di Belvedere Marittimo, mossi dalla volontà di sostenere un’iniziativa giovane e di promuovere i nostri autori in un contesto che si prometteva rinnovato e più organizzato rispetto all’edizione inaugurale.

Lo scorso anno, nonostante le tante disfunzioni, avevamo scelto di vivere l’esperienza come una piccola vacanza, senza critiche pubbliche, anzi incoraggiando l’iniziativa con suggerimenti costruttivi.

Quest’anno, dopo la disorganizzazione della prima edizione, inizialmente non volevamo partecipare. Sono stati gli organizzatori a telefonarci e insistere, assicurandoci una buona organizzazione. Abbiamo voluto crederci e abbiamo coinvolto i nostri autori.

Circa trenta persone – tra autori e accompagnatori – hanno raggiunto Belvedere da tutta la Calabria.

Abbiamo prenotato hotel e ristoranti, creato locandine approvate dall’organizzazione, e organizzato mini-presentazioni nello spazio a noi assegnato, ovviamente chiedendo il permesso, dalle 20 alle 21, ci è stato detto, prima dell’apertura ufficiale della fiera, quindi senza togliere spazio a nessuno.

IL RISULTATO? UNA TOTALE MANCANZA DI RISPETTO

Primo giorno:

iniziamo in ritardo per prove microfoni, presentazioni interrotte dopo 25 minuti per motivi organizzativi… Autori delusi… viaggio, aspettative… per fortuna una ottima cena presso il Manuel’s beach e la gentilezza e l’educazione di ristoratore e personale ci hanno consolati!

Secondo giorno:

Da programma ufficiale, le nostre tre mini-presentazioni, in orario di chiusura al pubblico, avvengono regolarmente dalle 21 alle 22,

le tre mini-presentazioni da farsi presso la postazione dell’organizzazione, erano fissate per le 22:40.

Alle 22:30 eravamo lì.

Una presentazione stava terminando; ci alziamo, ci dicono di attendere un “breve stacco musicale”.

Finita la musica, ci alziamo… e ci comunicano che, per “ritardi fisiologici”, prima di noi ci sarà un’altra presentazione, come da programma ufficiale, sono cose che succedono, ci risediamo, siamo delusi ma capiamo.

Aspettiamo pazienti. Finalmente finisce anche quella presentazione.

Ci rialziamo per iniziare, ma un trambusto improvviso qualcuno dice, non ci dice:

“È saltata.”

“È saltata COSA?” ci guardiamo per tentare di capire.

Uno degli organizzatori: “Ritardi fisiologici… dobbiamo annullare la vostra presentazione, parte il concerto sulla barca prima che il mare si agiti.”

Nessuna scusa pubblica. Nessuna comunicazione ufficiale. Nessun rispetto per gli autori che attendevano da ore e per il pubblico venuto apposta per loro.

Sarebbe bastato un minuto al microfono per spiegare la situazione e chiedere scusa, con un sorriso ed una stretta di mano. Invece, silenzio.

UNA DELUSIONE CHE FA MALE

Tra i nostri autori c’era Igor Colombo, che affronta una malattia oncologica in stadio avanzato. Ha sopportato ore di attesa e frustrazione per una promessa non mantenuta.

Vedere la sua delusione e la sua rabbia è stato un colpo al cuore: per me Igor è come un figlio.

Con noi c’erano anche il dott. Cesare Perri e Tommasina Iera, professionisti e autori che hanno creduto nella serietà dell’invito ricevuto che hanno investito soldi e tempo, che nessuno restituirà.

Non è questione di orgoglio personale: è questione di dignità.

Poche ore prima, l’assessora alla cultura mi aveva consegnato una targa parlando di gratitudine e di come “ci sarebbero meno guerre se ci fosse più cultura”.

Eppure, la cultura è anche chiedere scusa quando si sbaglia. Abbiamo chiesto ancora, abbiamo sentito solo un sussurro, passando oltre: “Vi abbiamo concesso più spazio”,

Falso. Lo spazio richiesto e concesso non ha leso nessuno: la fiera apriva al pubblico solo dalle 21.

Eventi di questo tipo non possono essere improvvisati. Se non si è in grado di organizzare un evento, qualunque esso sia, garantendo il minimo di rispetto verso chi partecipa, è preferibile non farlo.

Noi abbiamo portato entusiasmo, presenza, movimento economico alla città.

In cambio abbiamo ricevuto silenzio, superficialità e una cancellazione decisa senza nemmeno la trasparenza di un annuncio pubblico.

Questa testimonianza vuole essere chiara:

La cultura non è un riempitivo tra una prova microfoni e un concerto. La cultura merita rispetto.