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Morte Carlotta La Croce, l’USB: “Quanto vale la vita di un calabrese?”

Il recente comunicato di USB Sanità Calabria, scritto in seguito alla tragica scomparsa della piccola Carlotta La Croce, dodicenne stroncata da una dissezione aortica, è molto più di una semplice nota di cordoglio.

È un atto d’accusa lucido e dettagliato contro le lacune strutturali e i fallimenti sistemici che, secondo il sindacato, affliggono da anni il sistema sanitario regionale.

Un dolore che diventa denuncia

Il comunicato si apre con un profondo messaggio di vicinanza alla famiglia di Carlotta, riconoscendo che nessuna parola può lenire un dolore così grande. Tuttavia, l’intento principale non è solo commemorativo, ma proattivo: fare in modo che tragedie simili non si ripetano.

USB Sanità Calabria non cerca un singolo colpevole, ma punta il dito contro quello che definisce un “fallimento sistemico”, frutto di decenni di scelte politiche miopi, clientelismo e una gestione inadeguata.

La corsa contro il tempo e le carenze strutturali

Il sindacato denuncia un ritardo inaccettabile nei soccorsi: due ore impiegate dall’ambulanza per raggiungere l’ospedale di Soverato. Pur non volendo sostituirsi agli inquirenti, USB Sanità Calabria sottolinea una verità amara: anche con un intervento tempestivo, nessuna struttura calabrese sarebbe stata in grado di trattare chirurgicamente una patologia così complessa in una paziente pediatrica.

Il motivo è semplice, e devastante: mancano le strutture, i macchinari e le specializzazioni necessarie.

Il comunicato elenca in modo esplicito le lacune più gravi:

  • Assenza di un’unità di cardiochirurgia pediatrica.
  • Mancanza di una chirurgia vascolare pediatrica.
  • Assenza di una UTIC pediatrica (Unità di Terapia Intensiva Coronarica).

Un sistema che taglia il pubblico e premia il privato

USB Sanità Calabria critica aspramente le politiche che hanno ridotto il sistema sanitario pubblico allo stremo, con personale insufficiente, turni massacranti e servizi inadeguati, soprattutto nei mesi estivi, quando l’afflusso turistico aumenta. Il sindacato denuncia come, contemporaneamente, le risorse vengano dirottate verso la sanità privata accreditata, spesso attraverso logiche clientelari.

La responsabilità, secondo il sindacato, non è dei singoli operatori sanitari, ma di un intero sistema politico che ha permesso e alimentato questo stato di cose. Il comunicato bolla come ipocrita la strumentalizzazione politica della tragedia da parte dell’opposizione, che in passato avrebbe seguito le stesse logiche di gestione.

Un’ultima, straziante domanda

Il comunicato si conclude con un’interrogativo che colpisce dritto al cuore del problema: “Quanto vale la vita di un calabrese?”. Questa domanda non è retorica, ma una sfida diretta alle istituzioni, che per anni hanno risposto alle richieste di miglioramento con la stessa frase: “non ci sono i soldi”.

USB Sanità Calabria chiede azioni concrete, immediate e non più rinviabili:

  • Il completamento di strutture vitali come il nuovo Pronto Soccorso e l’U.O. di Pediatria presso l’ex AOU Mater Domini.
  • L’attivazione di un protocollo sugli “atti medici delegati” agli infermieri per alleggerire il carico sulle ambulanze.

Il comunicato si conclude con un appello a cambiare prospettiva: smettere di parlare di “spese” e iniziare a parlare di “valori”. Perché, come sottolinea il sindacato, la tragedia di Carlotta La Croce non è stata solo una sfortunata fatalità, ma l’inevitabile esito di un sistema che ha smesso di dare valore alla vita dei suoi cittadini.