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Sanità in affanno nel Vibonese: il sindacato contro l’ASP “Promesse disattese”

Era il 10 luglio 2025 quando l’ASP di Vibo Valentia annunciava con una nota ufficiale l’attivazione della “task force Emergenza Estate”, pensata per garantire maggiore efficienza al sistema del 118 durante i mesi estivi.

L’iniziativa prevedeva la disponibilità di medici e infermieri reperibili per rafforzare i servizi di emergenza. A distanza di oltre un mese, però, il progetto non ha mai visto una reale attuazione.

La denuncia del sindacato

A lanciare l’allarme è Alessia Piperno, delegata sindacale dello SMI presso l’ASP di Vibo Valentia: “Nonostante gli annunci – spiega – la task force non è stata mai attivata. Più volte il territorio è rimasto privo dell’unica ambulanza medicalizzata in turno. È capitato, ad esempio, che per un trasferimento urgente da Vibo a Lamezia Terme, il servizio rimanesse scoperto per oltre tre ore”.

Secondo Piperno, la conseguenza diretta è che la centrale operativa del 118 si trova a gestire il territorio con un’ambulanza in meno e senza la necessaria copertura medica. “Il conto più salato lo pagano i cittadini – aggiunge – spesso privati dell’ultima speranza e costretti a rivolgersi al pronto soccorso anche per codici minori”.

Pronto soccorso sotto pressione

Il problema si riflette anche sugli ospedali. “Una volta giunti al pronto soccorso – prosegue Piperno – i pazienti finiscono in attesa per un posto letto, aggravando il carico di lavoro del personale sanitario già stressato tra emergenze, consulenze e dimissioni”.

Carenza cronica di medici

Il confronto con il passato mostra una situazione in forte peggioramento. Nel 2022 il SUEM118 di Vibo Valentia garantiva turni sempre medicalizzati con 10 medici attivi. Oggi, invece, ne restano soltanto 4 e dal prossimo anno potrebbero scendere a 2. Alcuni colleghi sarebbero disponibili a coprire turni in libera professione, ma le aperture su questo fronte sono ancora limitate.

La sanità che serve ai cittadini

Il sindacato sottolinea come il territorio abbia bisogno di una sanità pubblica funzionante, non di una privata scelta “per costrizione”. Molti giovani medici calabresi continuano a emigrare verso il Nord, dove la loro professionalità viene meglio riconosciuta e valorizzata. “Se fossero rimasti – conclude Piperno – la Calabria avrebbe oggi un sistema sanitario in grado di accogliere pazienti da altre regioni, e non il contrario”.