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Italia-Israele: l’appello a Gattuso e la coscienza del calcio

Mentre la Nazionale di calcio si prepara alla doppia sfida contro Israele, un acceso dibattito scuote l’Italia, e in particolare Corigliano-Rossano, città d’origine del nuovo commissario tecnico Gennaro Ivan Gattuso.

La polemica non riguarda il risultato sportivo, bensì la moralità di scendere in campo contro un paese accusato di perpetrare un genocidio contro il popolo palestinese.

Da due anni a questa parte, il conflitto in Medio Oriente ha assunto proporzioni drammatiche, e la comunità internazionale, incluse le organizzazioni sportive come FIFA, UEFA e FIGC, è finita sotto accusa per la mancanza di una presa di posizione netta. A Corigliano-Rossano, la gente non è rimasta a guardare.

Un gruppo di cittadini, sperando nella sensibilità e nell’umanità di un loro concittadino famoso in tutto il mondo, ha lanciato una petizione che ha raccolto centinaia di firme in poche ore. La richiesta a Gattuso era chiara: rinunciare alla partita, dimostrando solidarietà verso il popolo palestinese e lanciando un segnale forte e coraggioso.

La speranza, però, si è spenta con la risposta di Gattuso in conferenza stampa. L’ex campione del mondo ha scelto di trincerarsi dietro la retorica dello sport, sostenendo di essere contro tutte le guerre, ma ribadendo che la partita deve essere giocata. Un’affermazione che ha deluso profondamente i suoi concittadini, che hanno visto in quella dichiarazione un’evasione dalla realtà, in quanto il conflitto in corso non è una guerra tra pari, ma, come sottolineano, un genocidio.

La reazione di Corigliano-Rossano non si è fatta attendere. Un gruppo di persone, in aperta contestazione con la posizione del CT, ha affisso uno striscione proprio di fronte alla sua casa. Un gesto simbolico per ricordargli che lo sport non è un mondo a sé stante, ma una parte della società, con tutte le sue responsabilità.

In un momento in cui l’Italia, e in particolare il governo Meloni, viene accusata di girarsi dall’altra parte, trincerandosi dietro la retorica degli aiuti umanitari, una presa di posizione forte da parte di un personaggio pubblico come Gattuso avrebbe potuto spingere il paese a riconsiderare i propri rapporti con Israele.

In molti in Italia sperano che, per una volta, la qualificazione al Mondiale non sia la priorità. Dopotutto, sono 11 anni che la Nazionale non partecipa alla competizione più importante. Per tanti italiani e italiane, non scendere in campo in un’occasione come questa sarebbe un segno di coraggio e coscienza che supererebbe di gran lunga la gioia di una semplice vittoria sportiva. La partita contro Israele non è solo una sfida calcistica, ma un test per la coscienza di un’intera nazione.