La società rossoblù ha calato l’asso: la riapertura delle curve con abbonamenti e biglietti a prezzi ribassati.
Una mossa presentata come un segnale di distensione e di riavvicinamento alla tifoseria, ma che, per molti, suona più come un tentativo disperato di recuperare terreno dopo settimane di contestazioni e, soprattutto, di vuoti sugli spalti che pesano come macigni.
Non è un mistero che l’assenza del pubblico stia creando enormi problemi. Le casse societarie piangono e la squadra, senza il calore e la spinta identitaria che solo il San Vito-Marulla sa dare, appare svuotata, priva di quel dodicesimo uomo che ha sempre fatto la differenza. È evidente che si stia cercando di correre ai ripari, ma il metodo scelto fa storcere il naso a molti.
A rendere ancora più contraddittoria questa iniziativa sono le recenti dichiarazioni del presidente Eugenio Guarascio, che aveva liquidato la disaffezione dei tifosi con l’ormai celebre frase sul mare e Sky, riducendo il malessere di una piazza intera a una semplice pigrizia estiva. Oggi, la stessa società che sminuiva così il problema si affanna a lanciare pacchetti popolari, quasi a voler dimostrare che la soluzione sta in un mero calcolo economico.
Eppure, il muro eretto dalla tifoseria non accenna a crollare. Nemmeno il faccia a faccia tra il nuovo direttore generale Roberto Gualtieri e il tifo organizzato è servito a smuovere le acque. La posizione è chiara e non ammette sconti: nessun rientro allo stadio finché al vertice resteranno Guarascio e Scalise. Nessun abbonamento da 100 euro o biglietto ridotto potrà sanare una frattura che affonda le radici in anni di gestione giudicata fallimentare.
Pensare che un prezzo più basso possa bastare a cancellare anni di contestazioni, decisioni impopolari e promesse non mantenute è un’illusione. La riapertura delle curve, in queste condizioni, rischia di essere percepita solo come una toppa cucita in fretta e furia su una lacerazione ormai troppo profonda per essere ignorata.
La verità è semplice: i tifosi non sono numeri da recuperare con sconti o promozioni, ma l’anima di una squadra e di una città. Fino a quando la società non mostrerà un cambio reale di mentalità e di direzione, nessun comunicato, per quanto conciliante, e nessun prezzo ridotto potranno riportarli sugli spalti. La palla, ancora una volta, resta nel campo della dirigenza.



