Il Laghetto dell’Eur si è trasformato in un’arena politica per la nuova generazione di Fratelli d’Italia.
Quattro giorni di dibattiti, musica e incontri hanno scandito Fenix 2025, la tradizionale manifestazione di Gioventù Nazionale, conclusa con il discorso della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Davanti a una platea gremita di giovani militanti, la premier ha rivendicato il diritto dei ragazzi a non essere ridotti a slogan o “burattini” nelle mani di altri. “Avete il coraggio di ragionare con la vostra testa – ha detto – e nessuno può incasellarvi in un’etichetta“. Un messaggio diretto, che suona come un invito a difendere l’autonomia di pensiero in un tempo che Meloni definisce “senza filtri”.
Il ricordo di Kirk e la polemica in Europa
Il momento più intenso è arrivato quando l’assemblea ha ricordato Charlie Kirk, attivista conservatore statunitense ucciso pochi giorni fa. Standing ovation e un minuto di silenzio hanno attraversato la piazza, mentre uno striscione campeggiava con le sue parole: “Voglio essere ricordato per la mia fede e il mio coraggio”.
Meloni non ha nascosto l’amarezza per la decisione del Parlamento Europeo di non concedere lo stesso omaggio: “Negare quel minuto di silenzio – ha denunciato – significa ucciderlo due volte“. Una frase accolta con applausi, ma destinata a riaccendere lo scontro politico anche fuori dai confini italiani.
Tra agricoltura e cultura, le voci del governo
Il palco di Fenix 2025 ha visto sfilare anche altri esponenti di spicco del governo. Francesco Lollobrigida ha parlato di sovranità alimentare, presentando il progetto Coltiva Italia, con investimenti dedicati a olio, allevamenti e fondi speciali per sostenere l’agricoltura tricolore.
Alessandro Giuli, ministro della Cultura, ha invece sottolineato la necessità di liberare la “cultura di destra” dai complessi, spiegando che la qualità deve essere l’unico criterio guida, citando esempi come la Mostra di Venezia e la conferma di Christian Greco alla guida del Museo Egizio.
Meloni e la denuncia della “cultura dell’odio”
Il filo rosso del discorso finale è stato la condanna della “cultura dell’odio”: la premier ha stigmatizzato quanti hanno esultato per la morte di Kirk, parlando di un clima velenoso che rischia di normalizzare la disumanizzazione dell’avversario politico.
“Il rispetto per chi non c’è più dovrebbe essere universale” ha affermato, chiamando i giovani a reagire non con rabbia ma con orgoglio identitario.
Tra cori e applausi, la chiusura di Fenix 2025 ha voluto lanciare un messaggio chiaro: la nuova generazione della destra italiana non intende farsi raccontare da altri, ma costruire da sé la propria narrazione.



