Dopo la recente sentenza del Tar Lombardia, che ha annullato le procedure semplificate per l’assunzione di medici stranieri, si alza un’onda di interrogativi anche in Calabria, dove il presidente Roberto Occhiuto ha fatto arrivare centinaia di medici cubani negli ospedali pubblici.
A lanciare l’allarme è Olinda Suriano, candidata nella lista del Movimento 5 Stelle, che chiede chiarezza: “Chi garantisce oggi ai calabresi che questi professionisti siano davvero medici qualificati? Non è una questione ideologica, ma di fiducia: ci sono stati controlli approfonditi sui titoli e sulle competenze? Oppure ci si è affidati a documenti non verificabili?”.
Suriano: “Si rischia di curare con l’inganno”
La Suriano non usa mezzi termini: “Il presidente Occhiuto rivendica questa operazione come un successo. Ma oggi, dopo la decisione del Tar di Milano, diventa legittimo chiedersi se ci siano stati controlli veri sui titoli di studio, oppure se si sia scelta una scorciatoia burocratica per coprire le carenze del sistema sanitario regionale”.
Secondo la candidata, il rischio è concreto: “Stiamo parlando della salute delle persone, non di propaganda. Chi entra in un pronto soccorso ha il diritto di sapere se a curarlo è un medico riconosciuto, oppure no”.
Questione stipendi: “Pagati meno dei colleghi italiani?”
Un altro punto sollevato dalla candidata riguarda le condizioni contrattuali dei medici cubani. “Sono stati assunti con stipendi allineati a quelli dei nostri medici o siamo di fronte a forme di sfruttamento legalizzate? Chi ha negoziato l’accordo con Cuba deve parlare con trasparenza: non si può gestire la sanità pubblica come se fosse una trattativa privata”.
Un monito alla politica e ai medici calabresi
La Suriano chiama in causa anche gli ordini professionali e i medici calabresi: “Già in passato avevano espresso dubbi. Ora hanno il dovere di farsi sentire, come i colleghi lombardi. Perché non è in gioco una battaglia tra schieramenti, ma la vita delle persone”.
E aggiunge: “La formazione sanitaria non può essere trattata come un dettaglio. Servono controlli severi, verifiche trasparenti e responsabilità politiche chiare. Chi governa non può più cavarsela con gli slogan”.
“Non è il tempo degli slogan, ma delle risposte”
Per la candidata, la sentenza del Tar è un campanello d’allarme anche per la Calabria: “Se la magistratura ha detto no alle scorciatoie in Lombardia, perché dovrebbero valere in Calabria? Ora servono spiegazioni pubbliche, non teatrini elettorali. Chi ha promosso questo modello deve assumersi le responsabilità e garantire che ogni medico sia riconosciuto, formato e pagato in modo equo”.



