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Regionali in Calabria, la guerra dei 500 euro: dal “reddito di dignità” di Tridico al “reddito di merito” di Occhiuto

In Calabria la corsa al Consiglio regionale si gioca, anche, sul terreno scivoloso dei redditi.

Nel giro di poche settimane il dibattito è passato dal vecchio reddito di cittadinanza a due strumenti nuovi di zecca, accomunati dalla cifra simbolo dei 500 euro ma divisi per destinatari, finalità e filosofia politica.

Da un lato Pasquale Tridico, eurodeputato ed ex presidente dell’Inps, mette sul tavolo un Reddito di dignità regionale pensato per chi, perso l’Rdc e rimasto fuori da Assegno di inclusione e Sostegno formazione e lavoro, oggi non ha paracadute.

Dall’altro Roberto Occhiuto, presidente uscente, lancia il Reddito di merito per trattenere gli studenti in Calabria e frenare la “fuga dei cervelli”.

Reddito di dignità: sussidio attivo per gli esclusi

Nel disegno di Tridico l’assegno arriva fino a 500 euro al mese e funziona per integrazione: se una persona dispone già di piccoli redditi, la quota si adegua per raggiungere la soglia mensile. Il punto centrale è la condizionalità: formazione obbligatoria, politiche attive e, se manca un impiego, impiego temporaneo in progetti di utilità collettiva — dalla tutela dei borghi al recupero di siti archeologici e culturali. La copertura indicata passa dal Fondo sociale europeo+, capitoli lavoro–istruzione–formazione, con l’ulteriore opzione di erogare in anticipo annuale l’importo a chi avvia autoimprenditorialità legata al territorio.

Reddito di merito: incentivo per chi resta

La proposta di Occhiuto promette 500 euro mensili ai diplomati che si immatricolano nelle università calabresi e mantengono una media di almeno 27/30. L’idea è di trasformare l’aiuto in premio: chi resta, studia e rende in Calabria riceve un sostegno che allevia i costi sostenuti dalle famiglie e, soprattutto, contrasta il fenomeno di chi parte e poi “non torna”. La misura viene presentata come risposta immediata a un problema strutturale: la regione investe nella formazione, ma spesso vede i suoi giovani laureati cercare lavoro altrove.

Due filosofie, un identico prezzo politico

Le due proposte costano, sulla carta, 500 euro al mese ma comprano cose diverse. Il Reddito di dignità cerca di ricucire lo strappo sociale post-Rdc, puntando su inclusione e rimessa in moto del capitale umano oggi ai margini. Il Reddito di merito punta invece a premiare la performance e la permanenza degli studenti, scommettendo su un effetto di trattenimento nel medio periodo. Inclusione contro premialità: più che una disputa contabile, una scelta di priorità.

Le obiezioni e i nodi irrisolti

Sulla sostenibilità si consuma il braccio di ferro. La maggioranza uscente mette in dubbio la copertura europea del Reddito di dignità, mentre il centrosinistra assicura margini nel FSE+. Quanto al Reddito di merito, le opposizioni lo definiscono una borsa di studio ribattezzata: il discrimine, qui, sarà negli atti attuativi — criteri, platea, capitoli di spesa e durata. Finché non si vedranno deliberebandi e regolamenti, restano promesse elettorali con un forte valore simbolico e un inevitabile tasso di propaganda.

Cosa cambierebbe per i calabresi

Se passasse la linea inclusiva, chi oggi è rimasto fuori dagli strumenti nazionali avrebbe un paracadute legato a formazione e lavoro, con la speranza di trasformare il sussidio in occupazione o impresa. Se prevalesse la linea premiale, le famiglie con figli all’università in Calabria vedrebbero un alleggerimento dei costi e i ragazzi più meritevoli un incentivo a restare e a performare. In entrambi i casi la vera prova sarà l’attuazione: tempi, coperture, criteri e controlli.