Hamas ha manifestato disponibilità a un accordo per la cessazione delle ostilità nella Striscia di Gaza, secondo quanto riferito da una fonte anonima vicina all’organizzazione.
La fazione ha sottolineato che l’attuazione del piano del Presidente Trump non deve essere ostacolata da Israele. L’obiettivo immediato dei negoziati è la discussione sulle tempistiche e le condizioni per il rilascio dei prigionieri detenuti a Gaza, come preludio a uno scambio concordato.
Secondo la fonte, un elemento chiave per l’attuazione del piano è la cessazione simultanea delle operazioni militari. Le forze israeliane dovrebbero interrompere le attività nella Striscia di Gaza, e parallelamente, Hamas e le fazioni della resistenza sospenderebbero le loro azioni militari.
Le condizioni di Netanyahu e i colloqui al Cairo
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha posto una condizione ferma: il piano di pace non sarà attuato finché tutti gli ostaggi non saranno liberati. Solamente dopo il loro rilascio, ha precisato, si potranno prendere in considerazione gli altri punti dell’accordo.
Nel frattempo, al Cairo, sono in corso i colloqui tecnici tra Israele e Hamas, guidati dagli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner e dalla delegazione di Hamas guidata da Khalil al-Hayya. L’obiettivo è definire i dettagli tecnici del cessate il fuoco, il rilascio graduale degli ostaggi, e tracciare le mappe e le tempistiche per il ritiro israeliano. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha riconosciuto la complessità della successiva fase di disarmo e smobilitazione, ma ha espresso fiducia in una rapida finalizzazione dell’accordo.
Il bilancio delle vittime e gli sfollamenti
Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha stimato che circa 900.000 palestinesi abbiano lasciato Gaza City. La situazione umanitaria resta critica: gli attacchi israeliani hanno causato 63 morti e 153 feriti nelle ultime 24 ore. Il bilancio totale stimato delle vittime dal 7 ottobre 2023 ammonta a 67.139 morti e 169.583 feriti.
Sostegno internazionale e richieste arabe
Otto paesi arabi – Qatar, Giordania, Emirati, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto – hanno espresso pieno sostegno alla disponibilità di Hamas a rispettare il piano Trump. I diplomatici di questi paesi hanno esortato Israele a sospendere immediatamente i bombardamenti, auspicando un accordo globale che non si limiti al cessate il fuoco, ma garantisca anche aiuti umanitari, il rilascio degli ostaggi, la ricostruzione di Gaza e il ritorno dell’Autorità Palestinese, aprendo in prospettiva la strada per una pace basata sulla soluzione dei due Stati.
Tensione continua: l’attacco degli Houthi
Nonostante i negoziati in corso, la tensione regionale rimane alta. Gli Houthi dello Yemen hanno rivendicato il lancio di un missile contro Israele, che è stato intercettato con successo. I ribelli hanno confermato che continueranno a monitorare gli sviluppi e a condurre attacchi fino a quando l’aggressione non cesserà e l’assedio di Gaza non sarà revocato.



