HomeCronacaLe telecamere di casa per sorvegliare...

Le telecamere di casa per sorvegliare e schernire l’ex genero: condannati due anziani coniugi

Il Tribunale di Roma, in una sentenza che sottolinea l’importanza del diritto di visita e la tutela della privacy, ha condannato due anziani coniugi, Vincenzo Longo ed Eleonora Calabrò, residenti a Marina di Gioia Tauro, per il reato di false dichiarazioni rese al Garante per la Protezione dei Dati Personali.

La vicenda giudiziaria si inquadra in una dolorosa e complessa controversia familiare, scaturita durante la separazione della figlia della coppia dal marito. I nonni, secondo quanto accertato, erano intervenuti attivamente nella contesa, spalleggiando la figlia nel negare o ostacolare sistematicamente gli incontri tra il padre e i figli, in violazione del dovere di visita stabilito.

Telecamere sulla strada pubblica e lo scherno

Il cuore della condanna risiede nell’uso improprio di un impianto di videosorveglianza. Come emerso durante l’istruttoria, i coniugi avevano installato telecamere nella propria abitazione che, contrariamente a quanto da loro dichiarato al Garante della Privacy, non inquadravano solamente le pertinenze domestiche, ma erano deliberatamente puntate sulla pubblica via.

L’azione del Garante era stata innescata su iniziativa dell’Avv. Espedito Domenico Calopresti, del Foro di Palmi. L’accusa sosteneva che i coniugi utilizzassero le riprese non solo per monitorare, ma anche per riprendere e schernire il padre che, in attesa, sostava in auto per l’incontro con i figli, i quali dimoravano all’epoca presso l’abitazione dei nonni materni. Incontri che, secondo la denuncia, venivano spesso e immotivatamente disattesi.

L’accertamento dei Carabinieri e la sentenza

A seguito della denuncia presentata dall’Avv. Calopresti, la Procura della Repubblica di Palmi aveva delegato la stazione Carabinieri di Gioia Tauro per le indagini. L’accertamento tecnico confermava la fondatezza dell’accusa: l’impianto di videosorveglianza riprendeva effettivamente la strada pubblica e non era circoscritto alle sole aree private.

Il Tribunale di Roma ha pertanto emesso una sentenza di condanna che, oltre a stabilire la responsabilità penale per le false dichiarazioni, ha previsto l’obbligo di risarcire il danno, da liquidarsi in separata sede, riconoscendo immediatamente il pagamento delle spese di parte civile e il versamento di una provvisionale a favore del padre.

L’appello alla politica: Equilibrio tra diritti e giustizia sollecita

A margine della sentenza, l’Avv. Espedito Domenico Calopresti ha ribadito la complessità delle dinamiche che portano a impedire il rapporto tra un minore e uno dei genitori. Tali comportamenti, spiega il legale, possono configurare sia reati che illeciti civili.

L’Avvocato Calopresti lancia un appello alle istituzioni: “È urgente e necessario una presa d’atto da parte della politica sull’importanza di un equilibrio tra diritti genitoriali e risposte giudiziarie concrete e sollecite.” Una sollecitazione che mira a garantire che l’interesse superiore del minore, ovvero il diritto alla bigenitorialità, sia effettivamente tutelato da un sistema giudiziario in grado di intervenire con la rapidità e la determinatezza necessarie.