Di Massimo Mastruzzo*
In Italia, trovare lavoro al Sud è ancora oggi un’impresa.
Le regioni meridionali come Campania, Calabria e Sicilia restano fanalino di coda in Europa per occupazione, con tassi ben al di sotto della media UE.
Mentre l’Unione Europea punta a un tasso di occupazione del 78% entro il 2030 e nel 2024 ha già raggiunto un record del 75,8%, il Mezzogiorno con la Calabria al 48,5% la Campania al 49,4% e la Sicilia al 50,7% è ben lontano da questi numeri.
Sono dati che parlano chiaro: L’Italia, nonostante i fondi straordinari del NextGenerationEU, non ha fatto abbastanza per colmare il divario e a pagarne il prezzo sono soprattutto i giovani e le donne del Sud, costretti a emigrare per trovare un futuro che qui non c’è.
I trattati europei lo dicono senza mezzi termini: ogni Stato membro deve impegnarsi per raggiungere la piena occupazione e il progresso sociale, eppure, l’Italia continua a ignorare questi obiettivi, con una politica del lavoro debole, diseguale e inefficace, soprattutto per il Sud.
Serve un cambio di rotta che metta l’equità territoriale alla base di qualsiasi politica del lavoro credibile
Il Movimento Equità Territoriale propone un piano serio e concreto per rilanciare l’occupazione al Sud e garantire pari diritti a tutti i cittadini, ovunque vivano:
Sostegno alle PMI, motore del Made in Italy, con incentivi per chi investe al Sud in modo green e stabile.
Modifica dei trattati UE: la lotta alla disoccupazione deve contare quanto la stabilità dei conti.
Salario minimo europeo e giustizia fiscale
per tutti i lavoratori e una tassazione più equa: meno tasse sul lavoro, più su finanza e rendite.
Diritti per tutti i lavoratori dipendenti, autonomi, precari, rider, lavoratori digitali: tutti devono avere diritti, sicurezza e formazione, con norme europee chiare.
Fermare la fuga dei cervelli con fondi a università e ricerca nel Mezzogiorno, per offrire opportunità reali a chi studia e vuole restare.
Non si può parlare di lavoro, senza parlare di Sud.
Le disuguaglianze territoriali non sono solo un problema locale: sono una ferita aperta per tutto il Paese.
Un’Italia che lascia indietro il Sud non potrà mai essere davvero forte, giusta e unita.
È tempo di scegliere. È tempo di Equità.
*Direttivo nazionale MET Movimento Equità Territoriale



