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La Cassazione: “Nessun legame tra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa nostra”

La Corte di Cassazione ha posto la parola fine al lungo capitolo giudiziario sulle presunte connessioni tra Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e la mafia.

Con il rigetto del ricorso presentato dalla procura generale di Palermo, la Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d’appello che aveva negato l’applicazione della sorveglianza speciale e la confisca dei beni nei confronti dell’ex senatore.

Non provati legami tra Fininvest e riciclaggio mafioso

Secondo quanto stabilito dai giudici, non è mai emersa alcuna prova concreta che colleghi le attività imprenditoriali del gruppo Fininvest a operazioni di riciclaggio da parte di Cosa Nostra, né nella fase iniziale né negli anni successivi. La sentenza respinge dunque l’ipotesi di infiltrazione mafiosa nel circuito economico di Berlusconi.

Escluso il pagamento per il silenzio

I magistrati hanno anche respinto l’ipotesi secondo cui Berlusconi avrebbe versato denaro a Dell’Utri per comprarne il silenzio su presunti accordi con la criminalità organizzata. Tale ricostruzione è stata definita “illogica e non dimostrata”.

La Cassazione ha invece sottolineato il legame personale tra i due, un rapporto di profonda amicizia e riconoscenza, come peraltro osservato anche nei testamenti dello stesso Berlusconi.

La decisione della Suprema Corte coinvolge in via definitiva anche i familiari di Dell’Utri, per i quali erano state chieste le stesse misure di prevenzione.

La reazione di Occhiuto: “Lo sapevamo tutti”

Immediate le reazioni politiche. Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, ha commentato la notizia con soddisfazione.

«Finalmente la verità: la Cassazione conferma che non è mai esistito alcun legame tra il presidente Silvio Berlusconi e la mafia», ha affermato Occhiuto. «Lo abbiamo sempre sostenuto, lo sapevamo tutti, ma per anni alcuni hanno lanciato accuse assurde e infamanti, strumentalizzando politicamente vicende ridicole».

Il vice segretario di Forza Italia ha concluso sottolineando il dolore e l’amarezza che tali circostanze hanno provocato nella vita del presidente Berlusconi e della sua famiglia, evidenziando come la Suprema Corte abbia ora scritto la parola fine «con parole chiare e nette».