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Pronto Soccorso intasati: il 60% sono accessi impropri

La Sanità italiana si trova ad affrontare un’emergenza non dichiarata: il drammatico sovraffollamento dei Pronto Soccorso (PS) causato da accessi inappropriati, un problema particolarmente sentito in regioni come la Calabria, dove le carenze territoriali spingono i cittadini a ricorrere all’ospedale per ogni necessità.

I dati del 2023 sono allarmanti: gli accessi complessivi hanno toccato quota 18,582 milioni. Ma il dato più preoccupante, come evidenziato da Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale della UGL Salute, è che circa il 60% di questi accessi è classificato come codice bianco o verde. Si tratta di casi che non richiedono un intervento urgente e che, in un sistema sanitario ideale, dovrebbero essere gestiti altrove.

L’abuso a scopo diagnostico

A peggiorare il quadro si aggiunge un fenomeno sempre più diffuso: l’utilizzo improprio del Pronto Soccorso per bypassare le liste d’attesa. Molti cittadini, stanchi dei lunghi tempi per prenotare visite specialistiche, TAC, risonanze magnetiche o esami di laboratorio, si recano al PS simulando sintomi o esagerando disturbi. L’obiettivo è farsi prescrivere rapidamente esami diagnostici complessi che altrimenti richiederebbero mesi di attesa, sottraendo così risorse e tempo prezioso ai casi di vera emergenza.

“È inaccettabile che un gran numero di cittadini si rivolgano al Pronto Soccorso per problemi che potrebbero essere gestiti in un ambulatorio, o peggio ancora, per un mero desiderio di accelerare un percorso diagnostico”, dichiara Giuliano. “Questo non solo crea sovraffollamento e allunga i tempi di attesa, ma soprattutto mette a rischio la salute di coloro che realmente necessitano di un intervento immediato, costretti ad attendere per l’abuso altrui.”

La UGL Salute chiede un intervento urgente e radicale, puntando sul rafforzamento della Medicina di Territorio. La soluzione, secondo il sindacato, è l’implementazione rapida ed efficace delle Case e degli Ospedali di Comunità, previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

“Investire per costruire una rete sanitaria territoriale efficiente è fondamentale. Dobbiamo garantire che i cittadini abbiano accesso a cure appropriate e tempestive, evitando così l’abuso del Pronto Soccorso,” aggiunge Giuliano. Solo offrendo alternative credibili e accessibili sul territorio si può disincentivare il ricorso improprio all’ospedale.

Nonostante l’AGENAS abbia rilevato che il 67% delle visite in Pronto Soccorso a livello nazionale avvenga nei tempi previsti, restano “ampie differenze regionali”. La Calabria, come molte aree del Sud e zone interne del Paese, soffre in modo sproporzionato di queste disparità.

“È necessario un intervento mirato per ridurre queste disuguaglianze e migliorare l’accessibilità ai servizi sanitari,” sottolinea Giuliano in conclusione. “Dobbiamo lavorare di concerto per far uscire il Servizio Sanitario Nazionale dalle sabbie mobili. È tempo di agire e di garantire una rete di assistenza sanitaria che risponda realmente ai bisogni dei cittadini. La salute non può essere un lusso, ma un diritto per tutti.”