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Ponte sullo Stretto, scontro istituzionale dopo il no della Corte dei Conti: riunione d’urgenza a Palazzo Chigi

Una mattinata di alta tensione politica si è aperta a Palazzo Chigi, dove è stata convocata una riunione di governo d’urgenza per affrontare il clamoroso stop imposto dalla Corte dei Conti.

La magistratura contabile ha negato il visto di legittimità alla delibera del CIPESS relativa al progetto del “Ponte sullo Stretto”. L

’incontro, voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mira a definire una strategia di risposta istituzionale dopo il pronunciamento, che rischia di bloccare un’opera da miliardi di euro.

La reazione di Salvini: accuse alla “casta giudiziaria”

Il vicepremier e Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha reagito al diniego della Corte dei Conti con toni durissimi. In un’intervista al Corriere della Sera, ha definito l’azione come l’ultima e disperata “invasione di campo” di quella che ha etichettato come la “casta giudiziaria” che “vede il crollo del suo potere e del suo impero”.

Salvini ha espresso la convinzione che la decisione della Corte abbia una natura prettamente politica e “pochissimo tecnica”, legandola perfino al suo imminente processo in Cassazione previsto per l’11 dicembre per la vicenda Open Arms.

Il ministro ribadisce la validità dell’opera

Il ministro ha difeso strenuamente la validità tecnica e l’importanza strategica del progetto. Ha sottolineato che l’opera è il frutto del lavoro di ventuno università italiane e di studi di progettazione delle migliori aziende a livello globale. Ha inoltre rimarcato l’ampio sostegno internazionale e politico, ricordando che il progetto gode del favore dell’attuale commissario europeo e del suo predecessore.

Il vicepremier ha ribadito la sua proposta, accolta dalla Premier Meloni, di riapprovare il progetto prima in Consiglio dei Ministri e successivamente in Parlamento. Salvini è categorico: “Fermarci è un’assurdità” considerando i miliardi in gioco, le centinaia di migliaia di posti di lavoro e le migliaia di aziende pronte a intervenire.

Nonostante la determinazione, Salvini ha ammesso che l’azione della Corte causerà una perdita di tempo certa, stimando un ritardo di circa due mesi sui tempi previsti. “Ci volevano tre anni? Ora ci vorranno tre anni e due mesi. Ma il Ponte si farà” ha assicurato.

L’opposizione chiede le dimissioni di Salvini

Di tutt’altro avviso è Angelo Bonelli, co-leader di Alleanza Verdi Sinistra e portavoce di Europa Verde, che in un’intervista a Repubblica ha dichiarato che “vince la giustizia, vince il diritto” e ha chiesto apertamente le dimissioni di Salvini.

Bonelli ha espresso la sua convinzione sull’illegittimità della procedura adottata dal Ministro, accusandolo di aver mostrato “tutta la sua arroganza” e di aver “tenuto in ostaggio l’Italia con la sua follia”.

L’esponente di Avs ha contestato duramente l’operato del governo, sostenendo che l’attuale progetto sia vecchio di 26 anni, che violi le direttive europee e che non sia mai stato validato da alcun organismo tecnico dello Stato. Bonelli ha specificato che il CIPESS è un comitato politico presieduto da Meloni, non un organo tecnico.

Il leader ambientalista ha manifestato preoccupazione per l’atteggiamento della Premier Meloni, che a suo avviso “minaccia organismi dello Stato che hanno fatto il proprio dovere”. Ha evidenziato come la spesa preventivata di 14 miliardi di euro sia sproporzionata rispetto al valore iniziale di 3,9 miliardi del progetto originale, mentre Sicilia e Calabria restano penalizzate dalla carenza di trasporto pubblico.

Bonelli ha inoltre confermato di avere pronto un ricorso alla Corte di Giustizia Europea che, a suo avviso, sarà accolto qualora l’esecutivo decidesse di andare avanti, assumendosi una “responsabilità enorme, anche sul piano civile”.