Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Altomonte, in provincia di Cosenza, a causa di accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata.
La decisione, adottata su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è stata assunta ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali (Tuel).
Condizionamenti accertati e avvio della procedura
La nota ufficiale diffusa dal Consiglio dei ministri ha motivato la decisione con la presenza di «accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono il buon andamento dell’azione amministrativa».
La procedura che ha portato a questo provvedimento aveva avuto inizio il 30 gennaio, quando si era insediata nel municipio di Altomonte una commissione di accesso agli atti, nominata dalla Prefettura, con il compito di verificare eventuali infiltrazioni o condizionamenti sull’attività amministrativa dell’ente.
Le reazioni dell’ex sindaco
In quella circostanza, il sindaco uscente, Gianpietro Carlo Coppola, aveva espresso «stupore e sorpresa» per la decisione del prefetto, definendola «un fulmine a ciel sereno».
L’allora primo cittadino aveva anche rivendicato la correttezza del lavoro svolto dalla sua amministrazione, affermando di mantenere una «grande serenità per il lavoro svolto in questi anni». Al momento, le dichiarazioni riportate si riferiscono unicamente alle sue affermazioni pubbliche e la sua posizione non è oggetto di ulteriori sviluppi giudiziari resi noti.
La decisione finale e la gestione straordinaria
Dopo circa dieci mesi di verifiche approfondite, la relazione istruttoria ha convinto l’esecutivo a decretare lo scioglimento. La deliberazione del Consiglio dei ministri ha sancito la cessazione anticipata del mandato dell’amministrazione Coppola.
Contestualmente, è stato stabilito l’affidamento della gestione del Comune di Altomonte a una commissione straordinaria. La commissione assumerà la guida dell’ente per un periodo di diciotto mesi, la durata standard prevista per gli enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose. La sua missione sarà assicurare la continuità amministrativa e ripristinare la legalità nell’ente.
La procedura segue il percorso normativo stabilito per gli enti locali nei quali vengono riscontrati elementi ritenuti idonei a giustificare lo scioglimento ai sensi dell’articolo 143 del Tuel.



