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Tra divieti e nuove tecnologie: il Governo dell’educazione digitale ha perso la bussola

L’educazione digitale in Italia è intrappolata in un paradosso che genera confusione e disorientamento in famiglie, scuole e, soprattutto, nei bambini.

L’assenza di una direzione chiara e la sequenza di indicazioni contraddittorie da parte delle istituzioni stanno creando una vera e propria “schizofrenia educativa”, come sottolineato dalla pedagogista Teresa Pia Renzo.

Segnali contraddittori e confusione istituzionale

La radice del problema risiede nei segnali incoerenti che la società adulta e il governo inviano riguardo all’uso delle nuove tecnologie in ambito didattico. Da un lato, si sollevano allarmi sui pericoli del cellulare in età precoce e si arriva a vietare gli smartphone nelle scuole a partire dal 2025; dall’altro, si avvia la discussione sull’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA) come strumento di supporto alla didattica quotidiana.

Questa gestione, definita come un susseguirsi di “spinte opposte” e “interventi scollegati”, impedisce di offrire un quadro stabile di riferimento. Il risultato è un profondo disorientamento:

  • Famiglie che non sanno come regolarsi a causa di indicazioni che si contraddicono.

  • Insegnanti che si ritrovano incerti se controllare, vietare, integrare o ignorare questi strumenti.

  • Bambini che crescono nel mezzo di decisioni non dipendenti da loro, esposti a strumenti che non comprendono pienamente.

La responsabilità dell’adulto disorientato

La pedagogista Renzo sposta il focus dagli strumenti alla gestione adulta che li circonda. La radice del problema non è la tecnologia in sé, ma l’adulto disorientato che fatica a stabilire e mantenere regole chiare.

  • Un genitore stanco può consegnare il cellulare al bambino senza integrarlo in una relazione.

  • Un insegnante è messo in difficoltà da un quadro normativo in continuo mutamento.

La società pretende comportamenti coerenti, ma fallisce nell’insegnarli, portando a una generazione che cerca riferimenti dove è più semplice trovarli. Un sintomo di questo disorientamento è anche la perdita del valore della comunicazione autentica in casa, spesso sostituita dalla distrazione reciproca.

Il punto di non ritorno del 2019

Per comprendere l’attuale contraddizione, è essenziale ricordare il periodo del 2019, in particolare l’emergenza pandemica, che ha rappresentato un punto di non ritorno. Durante la crisi sanitaria, la scuola è stata spostata sullo schermo, normalizzando la didattica mediata da dispositivi e connessioni.

Si è chiesto ai ragazzi di studiare in videoconferenza, facendo del cellulare e degli altri dispositivi lo strumento che ha garantito l’accesso all’istruzione per due anni. La contraddizione emerge quando, dopo aver imposto l’uso della tecnologia come unica strada, la si condanna senza aver fornito una vera educazione al suo utilizzo. Questo approccio non è un percorso educativo, ma un “rimbalzo” confuso tra imposizione e divieto.

L’urgenza di una rieducazione che riparta dall’adulto

L’unica via d’uscita da questo caos, secondo Teresa Pia Renzo, è una rieducazione che deve ripartire dall’adulto. La responsabilità educativa è verticale: parte da chi è adulto e arriva a chi cresce. Senza una guida adulta chiara, il bambino non sarà mai tutelato.

È fondamentale stabilire una linea chiara e stabile che definisca:

  1. Quando gli strumenti digitali vanno usati.

  2. Quando devono essere evitati.

  3. Quando devono essere mediati.

Questa linea direttiva non deve cambiare ogni tre mesi, non deve dipendere dalle emergenze e deve tutelare il minore senza confondere la scuola o deresponsabilizzare la famiglia. Solo con un adulto che guida si potrà recuperare l’essenziale e permettere al minore di crescere con riferimenti stabili.