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Lo sciopero dei giornalisti italiani: dieci anni di contratto scaduto tra stallo e richieste di modernizzazione

Un intero comparto essenziale per la democrazia incrocia le braccia. Le giornaliste e i giornalisti italiani sono in sciopero nazionale, una mobilitazione indetta dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) che mette in luce le profonde fragilità del settore.

La protesta si svolge in una giornata simbolica: il decimo anniversario della scadenza del contratto collettivo.

Lo stop è effettivo dalle 5.30 di questa mattina fino alle 5.30 di domani, coinvolgendo radio, televisioni e testate online, con la conseguente assenza dei quotidiani dalle edicole nella giornata di domani.

Le ragioni della Fnsi: stallo contrattuale e precarietà

La Fnsi accusa apertamente la Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) di aver ignorato il ruolo cruciale dei giornalisti come “presidio democratico”. Il sindacato denuncia un decennio di stallo contrattuale che avrebbe portato a una preoccupante erosione degli organici, al calo delle retribuzioni e a un ricorso sistematico a stati di crisi, prepensionamenti e licenziamenti.

Le richieste della Fnsi sono chiare e mirano a un rilancio del comparto:

  • Un aumento salariale commisurato a quanto ottenuto in altri contratti collettivi nazionali.

  • Il rifiuto categorico delle proposte considerate “irrisorie”, che si aggravano a causa del taglio dei salari destinato ai neoassunti.

  • L’elaborazione di un nuovo contratto che stabilisca diritti, un equo compenso e regole chiare sull’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) per proteggere libertà, autonomia e pluralismo dell’informazione.

Per il sindacato, l’assenza di una moderna “cornice moderna e protettiva” rischia di trasformare l’IA in uno strumento che finisce per sottrarre spazio alla professionalità giornalistica.

La replica della Fieg: necessità di modernizzazione e competizione

La Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) respinge le accuse, offrendo una diversa lettura dello scenario. Gli editori rivendicano di aver sostenuto investimenti per garantire la qualità e l’occupazione in un contesto definito “drammatico”, segnato da un dimezzamento dei ricavi e da una concorrenza ritenuta “sleale” da parte dei grandi Over The Top (OTT) come Google e Meta, i quali intercettano la maggior parte degli introiti pubblicitari.

La Fieg ribadisce i seguenti punti:

  • È stato possibile evitare i licenziamenti grazie all’utilizzo degli strumenti di settore, condivisi con le rappresentanze sindacali.

  • È stato garantito il recupero dell’inflazione attraverso scatti percentuali.

  • È stata presentata un’offerta di riconoscimento economico “più alta dell’ultimo rinnovo del 2014”.

  • Sussiste la necessità di modernizzare il contratto, giudicato antiquato, introducendo maggiore flessibilità per favorire l’ingresso dei giovani nel settore.

Riguardo all’Intelligenza Artificiale, la Fieg si dichiara disposta ad adottare Codici etici, ma solleva critiche sulla richiesta di regole eccessivamente restrittive, che a loro avviso rischiano di essere superate rapidamente. Gli editori, in conclusione, auspicano una ripresa del confronto improntata al “pragmatismo e senza pregiudizi”, puntando su innovazione e valorizzazione delle professionalità.