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L’abitudine dello smartphone: un uso eccessivo che può indebolire le capacità cognitive

L’azione di sbloccare lo schermo del telefono è diventata per molti un gesto automatico, ripetuto più volte al giorno, spesso appena scesi dal letto.

Tuttavia, gli esperti avvertono che questa abitudine rischia di trasformarsi in una routine eccessiva e potenzialmente dannosa, in particolare per giovani e adolescenti, considerati i più vulnerabili all’uso compulsivo.

La frequenza di controllo: decine di volte al giorno

Le ricerche condotte negli ultimi anni hanno messo in luce la straordinaria frequenza con cui, soprattutto i più giovani, interagiscono con il proprio smartphone.

Il professor Larry Rosen, psicologo della California State University di Dominguez Hills, ha osservato, nell’arco di otto anni, che gli adolescenti arrivano a controllare o sbloccare il dispositivo da 50 a 100 volte al giorno. Ciò equivale a un controllo ogni 10 o 20 minuti durante le ore di veglia.

Un sondaggio YouGov ha inoltre evidenziato quanto il telefono sia integrato nelle abitudini quotidiane, con l’80% degli americani che lo tiene in camera da letto di notte, spesso vicino al comodino o sul letto stesso. Sebbene gli intervistati adulti dichiarino di toccare il dispositivo circa 10 volte al giorno, le cifre relative ai giovani sono risultate molto più elevate.

L’impatto cognitivo delle interruzioni costanti

L’esposizione continua al dispositivo e le conseguenti interruzioni costanti hanno attirato l’attenzione dei ricercatori. Gli studi della Nottingham Trent University (Regno Unito) e della Keimyung University (Corea del Sud) suggeriscono che il controllo ripetuto del telefono possa essere un primo segnale di un indebolimento delle funzioni cognitive, con effetti negativi sulla memoria e sulla capacità di concentrazione.

Secondo gli studiosi, superare i 110 controlli quotidiani rappresenta una soglia di comportamento da considerare ad alto rischio. Una ricerca della Singapore Management University ha inoltre concluso che il fattore penalizzante per le prestazioni mentali non è il tempo complessivo trascorso davanti allo schermo, ma la frequenza con cui si interrompe l’attività in corso per consultare il telefono. Questo continuo passaggio da un’attività all’altra compromette seriamente la concentrazione.

La professoressa Gloria Mark della University of California, Irvine, evidenzia la difficoltà nel mantenere l’attenzione, notando che una persona su quattro cede alla tentazione di sbirciare il telefono durante una riunione di mezz’ora. Dopo ogni interruzione, avverte, possono essere necessari fino a 25 minuti per recuperare il livello di attenzione precedente.

Il circuito della dipendenza

Il legame tra smartphone e cervello è stato paragonato a quello delle dipendenze. Anna Lembke, psichiatra e docente alla Stanford School of Medicine, spiega che gli smartphone attivano lo stesso circuito di ricompensa neurochimico coinvolto nell’uso di alcol e droghe. Questo meccanismo può generare un uso compulsivo, portando a un vero e proprio stato di astinenza quando l’accesso al dispositivo viene negato o limitato.

Gli studiosi dell’Università di Heidelberg hanno osservato che il cervello, dopo appena tre giorni senza smartphone, mostra pattern di reazione simili a quelli dell’astinenza da sostanze. Le loro ricerche suggeriscono che pause brevi ma regolari dall’uso del telefono possono contribuire a mitigare i comportamenti problematici.

Strategie per un uso più equilibrato

Per spezzare il ciclo di questa dipendenza, gli esperti propongono l’adozione di strategie semplici ma efficaci. Tra i suggerimenti principali rientrano la disattivazione delle notifiche, l’eliminazione delle applicazioni non necessarie, lo spegnimento del telefono in momenti specifici e, quando possibile, l’abitudine di lasciarlo a casa per brevi periodi. Questi piccoli accorgimenti possono facilitare una gestione più equilibrata e consapevole del dispositivo.