Il dibattito e la polemica intorno alle tradizioni natalizie in Italia hanno raggiunto, anche quest’anno, livelli inaccettabili di strumentalizzazione. È quindi fondamentale fare chiarezza e respingere con la massima fermezza ogni tentativo di snaturare i simboli e i valori che da secoli definiscono il nostro Natale.
Non è in alcun modo giusto che si inneschino polemiche così sterili, pretestuose e divisive. Le nostre tradizioni, l’ossatura spirituale e culturale della nostra Nazione, non si toccano. Su questi temi, che riguardano l’identità profonda di un popolo, non può e non deve esserci alcuna apertura al compromesso o alla negoziazione ideologica. Sia chiaro a tutti: in Italia, il Natale è una ricorrenza intrinsecamente cristiana.
Coloro che si ergono a paladini del cosiddetto “finto progresso culturale”, spesso definiti con disprezzo “radical chic” e “ben pensanti”, devono prenderne atto. L’identità di un popolo, che è la ragione stessa della sua esistenza storica e della sua coesione sociale, non può essere cancellata, diluita o annacquata per compiacere una sensibilità ideologicamente neutrale. Al contrario, l’identità si evolve nel tempo, sì, ma sempre nel rispetto e sulla base delle sue fondamenta storiche, religiose e culturali.
Gli esempi emblematici di cancellazione
Negli ultimi giorni si sono moltiplicati episodi che sono la palese dimostrazione di questa preoccupante deriva.
A Genova, l’assessora alle Tradizioni ha preso la controversa decisione di abolire la presenza del presepe nell’atrio del palazzo comunale, preferendo destinare lo spazio alla realizzazione di un asettico villaggio di Babbo Natale. Questo gesto, apparentemente innocuo, rappresenta una grave sostituzione di un simbolo di profondo significato spirituale, artistico e popolare con un’icona puramente commerciale e di importazione anglosassone, contribuendo a un progressivo svuotamento di senso.
Ancora più significativa, se possibile, è la vicenda accaduta a Magliano, in provincia di Grosseto, all’interno di una scuola primaria. Le maestre hanno ritenuto opportuno e necessario eliminare la parola “Gesù” dal testo di una nota canzone natalizia che i bambini avrebbero dovuto cantare, sostituendola con un generico “Natal”, motivando la scelta con la necessità di “tutelare la laicità dell’istituto”.
Tale intervento non solo dimostra una profonda incomprensione del concetto di laicità – che dovrebbe garantire la libertà di fede, non l’obbligo di censura – ma rappresenta un’autentica mutilazione del patrimonio culturale trasmesso. Si tratta di una forma di vigliacca sottomissione a una retorica del politicamente corretto che impoverisce tutti.
In conclusione, è doveroso ribadirlo: le nostre tradizioni natalizie non sono un optional o un mero elemento decorativo. Sono il cuore della nostra storia. Vanno difese e celebrate con orgoglio, senza il timore di apparire inadeguati al presunto spirito dei tempi.



