La comunità di Pescatori a Tavola, fondata da Angelo Natarelli, è oggi la principale piattaforma di informazione, denuncia e valorizzazione del pescato italiano.
Nata come rete dal basso tra pescatori, pescherie e ristoratori, Pescatori a Tavola è diventata il megafono di un settore in grave crisi, utilizzando un linguaggio diretto e senza filtri.
La missione della piattaforma è duplice: valorizzare il vero pescato italiano, che ormai costituisce meno del 20% del prodotto in commercio, e denunciare le politiche che stanno scientificamente distruggendo il comparto. L’obiettivo è dare voce a una marineria che, secondo Natarelli, nessuno ascolta più.
La proposta UE che spaventa il settore
La preoccupazione principale, ampiamente denunciata da giorni da Natarelli, riguarda una proposta della Commissione Europea per il 2026 che, se approvata, equivarrebbe alla “morte della pesca italiana”.
La proposta prevede una riduzione dello sforzo di pesca del 64%. Natarelli traduce questa cifra in termini concreti e drammatici:
“Le barche già oggi vanno a mare 100 giorni l’anno, pagando le tasse per 365. Se ci tagliano un altro 64%, andiamo a mare 30 giorni l’anno. Trenta. Pagando sempre tutto per 365. A che punto volete portare la marineria?”
Una riduzione di questa portata renderebbe insostenibile l’attività per gli operatori che già lavorano al limite.
Pescatori in attesa di demolizione
Il video di denuncia di Natarelli ha avuto un’eco vastissima perché mostra la cruda realtà: barche ferme, motopescherecci smontati, marinerie dimezzate e armatori in fallimento. Migliaia di pescatori sono pronti a cambiare mestiere, anche a causa del mancato pagamento del fermo pesca obbligatorio, che non viene erogato regolarmente da quasi quattro anni.
“Sono quattro anni che non pagate neanche il fermo pesca. Adesso, dopo quattro anni, state dando qualche spicciolo. Nel frattempo un motopeschereccio qui lo stanno demolendo. Ci sono migliaia di pescatori in attesa di demolizione.”
Miliardi destinati altrove: il paradosso dei fondi per la pesca
Un’ulteriore accusa che ha mandato su tutte le furie il settore riguarda i fondi stanziati per la pesca, che verrebbero spostati altrove o destinati a realtà estranee al mestiere. Natarelli ha denunciato un dirottamento di risorse:
“Dei miliardi per la pesca, cinque li avete tolti per metterli nei fondi per le bombe in Ucraina. E quelli rimasti li volete usare per gli allevamenti in mare. Ma agli allevamenti i pescatori non andranno a lavorare: sono di altri. Non sono pesca.”
Questa percezione di scelte politiche ed economiche che penalizzano la pesca tradizionale a favore di altri interessi alimenta la sensazione che le decisioni europee e nazionali stiano costruendo una transizione senza pescatori, portando inevitabilmente alla chiusura e alla scomparsa delle marinerie.
La disunione come strategia politica
Un’ultima e durissima accusa mossa da Natarelli riguarda la presunta strategia politica volta a mantenere i pescatori divisi, un fattore che indebolisce e frammenta il settore.
“Continuate a mantenere i pescatori divisi. Perché uniti diventano un problema per la politica. Questo è il gioco. La disunione è lo scandalo più atroce.”
Pescatori a Tavola, al contrario, ha trovato la sua forza proprio nell’unire pescatori, filiera, ristoratori e consumatori, rendendo visibile la verità del mare, del lavoro, dei costi e dei limiti imposti da regole che sembrano finalizzate alla chiusura.
La denuncia di Natarelli si conclude con una domanda diretta alla politica: “Ditecelo chiaramente: volete che i pescatori cambino mestiere?”. La pesca italiana sta affrontando una crisi esistenziale, non a causa del mare, ma per scelte politiche e tecniche che la piattaforma di Pescatori a Tavola si impegna a non far passare inosservate.



