L’anniversario di un’operazione che ha segnato il dibattito politico cittadino riaccende le polemiche a Cosenza.
Il 18 dicembre segna infatti il sesto mese trascorso da quando, all’alba dello scorso 18 giugno, la statua dedicata a Giacomo Mancini, noto come il Leone, è stata rimossa dalla sua collocazione davanti al municipio di Cosenza.
L’opera era stata inaugurata il 25 aprile 2022 con una cerimonia ufficiale alla quale aveva partecipato lo stesso sindaco Franz Caruso.
La denuncia di Giacomo Mancini jr sul luogo dello sfratto
Giacomo Mancini, già deputato socialista e nipote dello storico sindaco, ha scelto di tornare nel punto esatto in cui sorgeva il monumento per documentare l’attuale stato dell’area attraverso un video diffuso sui canali social. Nel filmato, Mancini appare seduto sulla mattonella rimasta vuota, sottolineando come oggi, al posto dell’opera d’arte, siano rimasti soltanto i faretti che un tempo la illuminavano.
La critica mossa all’amministrazione si concentra sulle modalità e sui costi dell’operazione. Secondo quanto riportato, l’intervento di rimozione è avvenuto alle prime luci del mattino con l’impiego di cinque vigili urbani e ha comportato una spesa di 8.152,04 euro di denaro pubblico. La contestazione evidenzia un radicale cambio di rotta da parte del sindaco, il quale avrebbe annullato gli atti precedentemente firmati nonostante la posizione del monumento fosse stata originariamente concordata.
Il significato politico di un vuoto urbano
La rimozione della statua viene interpretata non come un semplice atto amministrativo, ma come un simbolo del modello di gestione della città. Il vuoto lasciato davanti a Palazzo dei Bruzi viene definito un monumento all’arroganza del potere e all’uso personalistico delle istituzioni. La vicenda richiama alla mente i momenti concitati del 18 giugno, quando le proteste sfociarono in atti simbolici di resistenza per tentare di impedire il trasferimento dell’opera.
Il dissenso espresso sottolinea una percezione di protervia verso la cittadinanza e una mancanza di rispetto per la memoria storica locale. La critica si conclude con un appello alla dignità dei cosentini, ribadendo che la città merita una gestione amministrativa basata sul rispetto delle regole e della storia collettiva, piuttosto che sui favoritismi o sui dispetti politici.



