Il rumore del mare è ancora un ruggito profondo, ma il ritmo sta cambiando. Dopo giorni in cui le coste della Calabria sono state flagellate da venti di burrasca e piogge incessanti, il cielo ha finalmente aperto uno squarcio di luce. Non è solo un cambiamento meteorologico, ma un momento di respiro per un territorio che porta addosso i segni evidenti di una natura che sa essere tanto magnifica quanto spietata.
Un litorale da ricostruire
Il lungomare, solitamente luogo di incontro e spensieratezza, si presenta oggi come un campo di battaglia silenzioso. La sabbia, strappata alla spiaggia dalla forza delle mareggiate, ha invaso i camminamenti, ricoprendo il marmo e l’asfalto in un abbraccio ruvido e salmastro. I muretti decorati, che disegnano il confine tra l’abitato e lo Jonio (o il Tirreno), sembrano quasi voler arginare i resti di una tempesta che ha cercato di riprendersi i propri spazi.
Le onde, ancora alte e cariche di quella schiuma densa tipica del mare “arrabbiato”, continuano a infrangersi sulla battigia, ma la loro violenza sta lentamente lasciando il posto a una stanca rassegnazione.
La luce della resilienza
In questo scenario di detriti e salsedine, l’elemento protagonista diventa il sole. La sua comparsa non è quella trionfale dell’estate, ma un tocco delicato, quasi timoroso, che si posa sulle superfici bagnate. È una luce che sembra voler curare le ferite inferte dal vento: asciuga le pietre, scalda l’aria ancora frizzante e restituisce i colori originali a un paesaggio che il grigio della tempesta aveva appiattito.
Guardando l’orizzonte avvolto dalla foschia marina, si percepisce la resilienza di una terra abituata a lottare con gli elementi. La pulizia delle strade inizierà presto, la sabbia verrà riportata al suo posto, ma resterà impresso il ricordo di questo sole: un primo, fondamentale passo verso la guarigione di una costa ferita.



