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Salari in ripresa nel 2025 ma il potere d’acquisto resta lontano dai livelli pre-Covid

Il bilancio economico del 2025 evidenzia un segnale positivo per le buste paga degli italiani, con una crescita media dei salari pari al 3,1%. Tale incremento ha permesso di superare il tasso d’inflazione, attestatosi all’1,7%, avviando una fase di recupero reale delle retribuzioni.

Tuttavia, il miglioramento non è ancora sufficiente a sanare le ferite lasciate dagli ultimi anni: il potere d’acquisto complessivo dei lavoratori segna ancora un distacco di circa sette punti percentuali rispetto alla situazione precedente l’emergenza sanitaria.

La frammentazione dei rinnovi contrattuali tra pubblico e privato

Uno degli ostacoli principali a una ripresa uniforme è legato alla copertura dei contratti collettivi. Al termine dell’anno, poco più della metà dei dipendenti nazionali risultava coperta da accordi aggiornati con i nuovi scatti salariali. Il settore privato mostra una maggiore dinamicità, con tre lavoratori su quattro che beneficiano di rinnovi recenti, specialmente nei comparti dell’industria e dell’agricoltura.

Al contrario, la pubblica amministrazione soffre per la presenza di numerosi contratti scaduti, lasciando le retribuzioni ancorate a intese passate. In questo ambito, gli aumenti si sono fermati sotto la soglia del 3%, limitati esclusivamente ai recepimenti dei pochi rinnovi già sottoscritti.

Il divario tra costo della vita e crescita retributiva dal 2020

L’osservazione dei dati sul lungo periodo conferma la persistenza di una sofferenza economica per le famiglie. Dal 2020 a oggi, il costo della vita è aumentato di circa il 20%, a fronte di un incremento degli stipendi che non è andato oltre il 10%. Questa discrepanza si traduce in una perdita reale del potere d’acquisto, nonostante la spinta registrata negli ultimi mesi dell’anno da parte di alcuni comparti specifici, come i ministeri, le forze armate e i vigili del fuoco. Altri settori, quali le farmacie private e le telecomunicazioni, hanno invece mostrato una sostanziale stagnazione.

Prudenza aziendale e segnali contrastanti dal mercato

Sebbene l’occupazione mantenga un trend favorevole, il clima tra le imprese è dominato dalla cautela. Un indicatore significativo è rappresentato dall’aumento delle ore di cassa integrazione autorizzate che, sebbene non sempre utilizzate interamente, riflettono una strategia di difesa delle aziende di fronte alle incertezze globali.

L’economia nazionale viaggia a velocità differenti anche sul piano della produzione. Mentre il fatturato industriale ha subito un lieve rallentamento, il terziario continua a espandersi, trainato dal dinamismo dei servizi. Sul fronte del commercio estero, si registra un indebolimento della manifattura dovuto a un aumento delle importazioni dai Paesi extra-UE che ha superato le esportazioni, riducendo progressivamente l’avanzo commerciale e spingendo le imprese verso una gestione più prudente delle risorse.