La situazione dell’area est dell’ospedale Spoke di Polistena ha raggiunto livelli di criticità che il Comitato Spontaneo a Tutela della Salute definisce ormai insostenibili.
Al centro della denuncia vi è la totale assenza di barriere fisiche e di protocolli di sicurezza: la porta d’ingresso principale risulta completamente distrutta, trasformando il presidio sanitario in una struttura aperta giorno e notte senza alcun controllo.
Questa condizione espone pazienti, operatori sanitari e familiari a rischi costanti, in un clima di abbandono che sembra essersi normalizzato nel tempo.
Disagi per anziani e bambini tra freddo e barriere architettoniche
Le testimonianze raccolte evidenziano uno scenario di sofferenza quotidiana per l’utenza più fragile. Diversi cittadini hanno segnalato la presenza di anziani costretti a sostare al gelo, in attesa del proprio turno per il CUP, a causa dell’ingresso divelto e della mancanza di sedute adeguate all’interno.
La carenza di manutenzione si estende anche alla mobilità interna. L’unico ascensore destinato all’utenza in quell’ala del nosocomio è fuori uso da circa due mesi. Si tratta di un’infrastruttura vitale, utilizzata regolarmente dai genitori che accompagnano i bambini alle vaccinazioni al piano superiore e dagli anziani che devono raggiungere i laboratori per i prelievi o accedere ai reparti.
La sfida del Comitato ai vertici dell’Asp
Il Comitato ha indirizzato una critica diretta alla gestione manageriale della struttura, chiamando in causa i vertici aziendali e contestando la mancanza di interventi risolutivi. “Abbiate il coraggio, Dottoressa Di Furia, di rispondere pubblicamente di un ospedale che resta aperto notte e giorno senza una porta, senza sicurezza, senza rispetto per i cittadini”, si legge nella nota diffusa dai rappresentanti dei cittadini. Il gruppo sottolinea come, nonostante le denunce e le proteste, il silenzio istituzionale sia stato interrotto solo da velate minacce di azioni legali contro chi manifesta il proprio dissenso.
Possibili risvolti giudiziari per la gestione del presidio
La tensione tra la cittadinanza e la dirigenza sanitaria sembra destinata a spostarsi dalle piazze alle aule di tribunale. Il Comitato ha manifestato l’intenzione di procedere per vie legali affinché vengano accertate le responsabilità di quello che viene descritto come un vero e proprio smantellamento del diritto alla salute e alla dignità. Secondo la denuncia, i dettagli relativi allo stato di abbandono del presidio non sarebbero stati adeguatamente rappresentati nemmeno alle autorità prefettizie, aggravando la posizione di chi è preposto alla tutela e alla manutenzione della struttura.



