La Calabria si conferma come una delle regioni più ricche di espressioni musicali nel panorama euro-mediterraneo, un patrimonio che spazia dai canti spontanei alle composizioni d’autore.
In questo scenario, il borgo di Badolato, nel catanzarese jonico, emerge come un caso esemplare di vitalità artistica. Già nel 1970, il gruppo locale “Euro Universal” segnava un primato mondiale utilizzando il suono della zampogna in un contesto pop-rock, un’innovazione documentata recentemente dall’editore Maurizio Maiotti nel quarto volume della Storia o Enciclopedia dei complessi musicali italiani.
L’identità sonora di questo luogo affonda le radici in un passato stratificato. Nel 1971, proprio a Badolato, la chitarra battente veniva impiegata per la prima volta come strumento solista per produrre sonorità arabeggianti. Come evidenziato dal giornalista Domenico Lanciano nel volume “Il futuro è pop-islam”, tali armonie potrebbero rappresentare la memoria storica della dominazione islamica nella regione, traccia rimasta impressa anche nei canti polifonici legati alla raccolta del grano.
Il carisma di un paese che canta contro lo spopolamento
Badolato non è solo storia, ma un fermento continuo di iniziative. Dal 1982, pur con alcune interruzioni, il borgo organizza festival dedicati alla canzone popolare e ospita annualmente una settimana dedicata alla Tarantella. Questa attitudine musicale si manifesta quotidianamente nelle serenate matrimoniali o d’amicizia, esperienze etno-culturali che coinvolgono residenti e turisti in un clima di partecipazione collettiva.
Nonostante l’enorme mole di canti popolari raccolti da amatori, manca ancora un’opera sistematica che dia una visione d’insieme a questo patrimonio. Negli anni ottanta, un primo tentativo fu intrapreso dal bibliotecario comunale, figura nota per aver lanciato nel 1986 il celebre appello “Badolato paese in vendita in Calabria” per contrastare lo spopolamento dei borghi. Quell’invito alla resistenza civile sembra oggi passare attraverso le corde delle chitarre, presenti in quasi ogni abitazione del paese.
Dalla Messa Beat ai palcoscenici internazionali
La sperimentazione ha sempre caratterizzato la comunità badolatese. Nel 1968, gli “Euro Universal” eseguirono la “Messa Beat” di Marcello Giombini, arrivando poi a comporre due versioni originali — una in italiano e una in dialetto — con la collaborazione di padre Silvano Lanaro. La produzione musicale contemporanea continua grazie a figure come il cantautore Andrea Naimo, che collabora con l’associazione culturale “La Radice”, o Antonio Laganà, autore di musical in dialetto come “Centu strati”.
Il panorama artistico locale vanta gruppi come i Marasà di Mimmo Audino, capaci di varcare i confini nazionali, e il contributo storico di emittenti come Radio Pulsar. Badolato ispira artisti anche non autoctoni, come il milanese Claudio Sambiase, che ha dedicato al borgo diverse composizioni, confermando il carisma speciale di questo centro.
La musica come forza di riscatto sociale
La propensione al canto di Badolato nasce da una storia di sofferenza e riscatto. Per secoli il popolo è stato vessato da regimi feudali, liberandosi solo 80 anni fa con le lotte contadine, anch’esse tradotte in musica. Le alluvioni, l’emigrazione e la vita quotidiana nel “catojo” — luogo di aggregazione che richiama i sissizi di Re Italo di 3.500 anni fa — hanno trovato nel ritmo una forma di elaborazione collettiva.
Interrogati sulla loro passione, i cittadini rispondono che le privazioni del passato non sono riuscite a spezzare il loro animo gioviale. La musica e l’etica civile rappresentano la forza per rialzarsi e trovare la felicità anche nella frugalità. A Badolato, per ricominciare, basta una chitarra.



