La situazione clinica e logistica all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia ha raggiunto livelli di criticità elevati.
Quella che dovrebbe essere una gestione eccezionale dei guasti tecnici è diventata ormai la consuetudine, con la Tac principale fuori uso per la terza volta in meno di un anno e la risonanza magnetica ferma da oltre un mese. Questo scenario costringe pazienti e operatori a fronteggiare quotidianamente un sistema diagnostico incompleto e precario.
Trasferimenti all’aperto e rischi per i pazienti
Il fermo della strumentazione centrale obbliga l’utilizzo di una seconda Tac situata in una struttura separata all’interno del perimetro ospedaliero. Il collegamento tra i reparti e questo macchinario non avviene tramite percorsi protetti, ma richiede un trasferimento su strada. Le barelle vengono spinte manualmente lungo un tragitto asfaltato che presenta diverse insidie strutturali, includendo l’uso di ascensori e passaggi ai piani inferiori.
In caso di maltempo, la protezione dei malati è affidata esclusivamente all’uso di ombrelli. Sebbene in passato tali spostamenti venissero gestiti con il supporto dei mezzi del 118, attualmente l’attivazione di tale servizio risulta vincolata a procedure burocratiche complesse. Il risultato è un carico di stress fisico ed emotivo che ricade interamente sul malato e sul personale sanitario, costretto a operare in condizioni di sicurezza non ottimali.
L’impatto sui tempi della medicina d’urgenza
Le criticità maggiori si registrano nella gestione dei casi urgenti. Mentre per i codici minori il trasporto è affidato agli operatori socio-sanitari, nelle situazioni di maggiore gravità è necessaria la presenza di medici e infermieri. Ogni spostamento esterno sottrae minuti determinanti alla diagnosi e all’intervento, aumentando i rischi per i pazienti in condizioni critiche.
La contemporanea indisponibilità della risonanza magnetica aggrava ulteriormente il quadro, spingendo l’utenza verso le strutture private. Questo meccanismo genera costi aggiuntivi per i cittadini e un allungamento delle liste d’attesa che compromette la tempestività delle cure.
Personale ridotto e incertezza sul ripristino
Oltre ai problemi tecnologici, lo Jazzolino deve fare i conti con una cronica carenza di medici, infermieri e OSS. Nonostante le procedure di reclutamento siano state avviate, le coperture rimangono parziali e i reparti faticano a mantenere i livelli minimi di operatività. I turni gravosi incidono sulla tenuta psicofisica dei lavoratori, già messi alla prova dalle carenze strumentali.
Al momento non sono state fornite tempistiche certe per la riparazione della Tac principale. L’assenza di una programmazione chiara per il ripristino della piena funzionalità diagnostica alimenta la sfiducia dei cittadini, che vedono messi a rischio servizi essenziali necessari per garantire il diritto alla salute.



