La città di Cosenza si trova a fare i conti con i pesanti danni causati dai cicloni e dalle alluvioni che hanno colpito il territorio a metà febbraio. Gli eventi verificatisi tra il 12 e il 13 febbraio hanno delineato uno scenario critico, caratterizzato dal collasso di alberi, frane di costoni, muri abbattuti e l’esondazione di corsi d’acqua che hanno travolto strade, abitazioni e attività commerciali.
“La notte tra il 12 e il 13 febbraio è stata da Apocalisse, anche qui a Cosenza: frane di costoni, alberi collassati, fiumi esondati, muri caduti, macchine distrutte, strade, abitazioni e negozi allagati”, dichiara Mancini, sottolineando come la paura tra la cittadinanza sia stata altissima e il rischio di una tragedia umana molto concreto.
Il Piano di Protezione Civile rimasto inattuato
Secondo quanto denunciato, le criticità emerse non sarebbero frutto di una tragica fatalità, ma di una gestione amministrativa carente sul fronte della pianificazione. Esisterebbe infatti un documento dettagliato, il Piano di Protezione Civile per il Comune di Cosenza redatto dal CamiLab dell’Unical, che individua con precisione millimetrica le aree a rischio idrogeologico. “Contiene analisi dettagliatissime del rischio idrogeologico, individua con precisione le aree più a rischio esondazione e frane e indica come intervenire e prevenire. Ma al Comune questo piano è rimasto chiuso in un cassetto”, afferma Mancini, evidenziando come le zone colpite coincidano esattamente con quelle segnalate nello studio.
La critica alla gestione dell’emergenza e dei soccorsi
Oltre alla mancanza di interventi strutturali di consolidamento e alla mancata pulizia dei fiumi, l’accusa si estende alla gestione operativa dei momenti più drammatici. Viene segnalata l’assenza di un piano di evacuazione comunicato preventivamente alla popolazione e una serie di falle nei canali di assistenza immediata.
“Caruso ha invitato i cittadini in pericolo e in difficoltà a chiamare un numero dedicato, pubblicato sui social. Proviamo a chiamare: numero staccato. Non è così che si tutela l’incolumità dei cittadini”, prosegue Mancini. La richiesta finale è quella di un cambio di rotta radicale che metta al centro la cura del territorio: “Cosenza merita di meglio. Non possiamo più accettare che piani, studi e analisi restino nei cassetti mentre la città rischia di essere travolta da eventi che erano noti e prevedibili”.



