Alla vigilia del terzo anniversario del naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto il 26 febbraio 2023, la città di Crotone si è riunita per un momento di profonda commozione.
Martedì 24 febbraio, presso il cimitero cittadino, è stata posta la lapide sulla tomba di uno dei bambini rimasti vittima della strage. L’iniziativa, definita semplice ed emozionante, ha permesso di dare finalmente un nome certo a quel piccolo che per mesi era stato chiamato affettuosamente Alì.
L’opera è stata promossa dagli autori del docufilm Cutro 94… and more, con la regia di Angelo Resta e scritto dai giornalisti Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo. L’idea, nata dal fotografo Antonino Condorelli, ha trovato il sostegno di un donatore anonimo che ha scelto di coprire l’intera spesa a nome di tutta la città di Crotone. Grazie a questo gesto di generosità, i fondi raccolti durante la prima proiezione della pellicola saranno interamente devoluti alla Mensa della Caritas.
Il diritto al nome oltre la morte
Il nucleo dell’iniziativa risiede nella volontà di restituire dignità e identità al bambino, oggi ufficialmente identificato come Mohammad Sina Hoseyni. Il suo nuovo nome affianca la targa che lo ha accompagnato in questi anni, recante la scritta “Bambino per sempre”. I promotori hanno voluto sottolineare come l’esistenza sia legata indissolubilmente al proprio nome, definendolo un diritto fondamentale che deve essere garantito anche dopo la morte.
“Fin da subito il piccolo è stato simbolicamente adottato dalla comunità crotonese, che oggi ha voluto garantirgli una sepoltura degna”, hanno dichiarato gli organizzatori in una nota ufficiale. Durante la cerimonia, il fissaggio della pietra bianca è avvenuto in un clima di raccoglimento, rotto solo dalle preghiere delle donne afghane giunte da Amburgo per onorare la memoria dei propri cari.
Il silenzio delle istituzioni e il dovere della memoria
Alla posa della lapide hanno partecipato numerosi cittadini e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Crotone e l’assessore Pollinzi. La scelta delle autorità è stata quella di non pronunciare discorsi pubblici, preferendo restare in silenzio in segno di rispetto per un dolore che non necessita di retorica. Particolarmente toccante è stata la presenza della famiglia afghana Malechi, che nel naufragio ha perso diversi congiunti e ha condiviso una riflessione con i presenti.
L’atto conclusivo di questa commemorazione è stato descritto dai promotori non solo come un gesto di pietà, ma come un preciso impegno civile. “Restituire un nome e una tomba non è solo un atto di pietà, ma un dovere di giustizia. Da oggi Alì ha una casa di pietra, un segno indelebile per ricordare a tutti che l’umanità, a Crotone, ha scelto di non arrendersi all’indifferenza”, hanno concluso gli autori del progetto. La cerimonia riafferma così i valori di accoglienza che la città ha manifestato sin dai primi istanti successivi alla tragedia costata la vita a 94 persone.



