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Infarto, scoperta iniezione a base di Rna rivoluzionaria: “Una dose aiuta il cuore a guarire da solo”

Il panorama della medicina cardiovascolare potrebbe essere vicino a una svolta grazie a un trattamento sperimentale basato sull’Rna auto-amplificante (saRNA).

Un team di ricerca internazionale, guidato dalla Columbia University di New York in collaborazione con l’Università di Oxford, ha sviluppato un’iniezione intramuscolare progettata per proteggere il muscolo cardiaco e favorire la guarigione dei tessuti dopo un infarto del miocardio.

La ricerca, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista Science, punta a stimolare la produzione di un ormone cardioprotettivo naturale, il peptide natriuretico atriale (ANP).

Il meccanismo d’azione basato sul gene Nppa

L’approccio utilizza nanoparticelle lipidiche per trasportare l’Rna auto-amplificante, una tecnologia che richiama quella impiegata per i vaccini contro il COVID-19, ma con una capacità distintiva: stimolare un’espressione proteica prolungata per settimane con dosaggi ridotti. L’obiettivo è attivare il gene Nppa, responsabile della codifica dell’ormone ANP. Sebbene il cuore produca spontaneamente questo peptide dopo un danno ischemico, le quantità generate non sono sufficienti a garantire una protezione efficace. L’iniezione interviene per potenziare questo processo naturale, trasformando il sito di inoculo in una sorta di fabbrica biologica che rilascia costantemente il supporto necessario all’organo.

Risultati dei test su modelli animali

Le sperimentazioni condotte su modelli murini e suini hanno mostrato benefici significativi. La somministrazione del trattamento ha migliorato la funzionalità del ventricolo sinistro e ha ridotto l’estensione dell’area infartuata. Un dato particolarmente rilevante riguarda il contrasto alla fibrosi, ovvero la formazione di tessuto cicatriziale rigido che spesso compromette l’elasticità del cuore. “Il nostro obiettivo è proteggere il cuore proprio nel momento in cui è più vulnerabile. Se riusciamo ad alleviare lo stress iniziale e a supportare la riparazione, potremmo essere in grado di cambiare il percorso di recupero dei pazienti”, ha dichiarato il dottor Ke Huang, tra i coordinatori dello studio.

L’impatto sulle malattie cardiovascolari in Italia

L’importanza di questa ricerca è sottolineata dai dati epidemiologici. In Italia, le malattie cardiovascolari sono la causa del 44 percento dei decessi totali, superando la quota di 230.000 persone all’anno. Secondo il Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità, la cardiopatia ischemica è da sola responsabile del 28 percento delle vittime. Tra i pazienti che sopravvivono a un evento acuto, una percentuale compresa tra il 20 e il 30 percento sviluppa nel tempo un’insufficienza cardiaca cronica, una condizione che riduce drasticamente la qualità della vita e aumenta il rischio di mortalità.

Prospettive per la rigenerazione cardiaca

A differenza dei precedenti tentativi che prevedevano l’applicazione di cerotti direttamente sul muscolo cardiaco tramite procedure chirurgiche invasive, l’iniezione intramuscolare offre un metodo di somministrazione molto più semplice e sicuro. Ke Huang ha spiegato che si tratta di “aiutare il cuore a sfruttare i propri meccanismi di guarigione”, offrendo un supporto che agisce in sinergia con l’organismo. Il passaggio successivo fondamentale sarà l’avvio dei trial clinici sull’uomo, necessari per confermare se i risultati ottenuti in laboratorio possano essere replicati con la stessa efficacia e sicurezza sui pazienti.