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Medio Oriente, l’esercito israeliano entra in Libano: colpita la base italiana

La tensione in Medio Oriente ha raggiunto livelli critici con l’annuncio dell’esercito israeliano di aver dato inizio a operazioni di terra mirate e circoscritte nel sud del Libano contro le postazioni di Hezbollah. In questo scenario di guerra aperta, il pericolo ha sfiorato direttamente i militari italiani della base Unifil di Shama, sede del Comando del Settore Ovest. All’interno della struttura sono infatti precipitati frammenti di razzi, probabilmente distrutti in volo dai sistemi di difesa di Israele. Fortunatamente, i rapporti iniziali escludono feriti tra il personale; il Ministro della Difesa Guido Crosetto sta seguendo l’evolversi della situazione minuto per minuto, mantenendo un filo diretto con lo Stato Maggiore e il comando del contingente per garantire la massima sicurezza ai nostri soldati.

Parallelamente all’incursione terrestre, l’aviazione israeliana ha scatenato una massiccia ondata di attacchi verso Teheran, mentre la risposta iraniana ha portato alla caduta di una grossa scheggia missilistica a Gerusalemme, non lontano dagli uffici del premier Netanyahu. Dalla Casa Bianca, Donald Trump ha descritto una campagna militare ormai arrivata a colpire oltre settemila obiettivi sensibili in Iran, sostenendo che il regime sia stato quasi del tutto privato del suo potenziale bellico. Il Presidente americano, pur prevedendo una fine delle ostilità in tempi brevi ma non immediati, ha suggerito l’esistenza di colloqui sotterranei per un possibile accordo, affermando che il ruolo dell’Iran come minaccia principale della regione sia ormai tramontato.

La crisi si sposta ora anche sul piano strategico dello Stretto di Hormuz, snodo vitale per l’energia mondiale, su cui Trump ha invocato l’assistenza della Nato per garantirne l’apertura. Tuttavia, la risposta europea appare improntata alla massima prudenza. Mentre l’Alta rappresentante Kaja Kallas ha ricordato che tale area geografica esula dalle competenze dirette dell’Alleanza Atlantica, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la linea italiana, puntando al rafforzamento della missione Aspides nel Mar Rosso ma frenando su un intervento a Hormuz. Secondo la premier, un coinvolgimento in quel quadrante rappresenterebbe un salto di qualità rischioso, portando l’Italia e l’Europa troppo vicine a un coinvolgimento bellico diretto.