L’allerta per il virus dell’epatite A si estende a livello nazionale e tocca da vicino la Calabria, dove nelle ultime ore si è acceso un riflettore rosso sulla città di Catanzaro. Presso l’azienda ospedaliera universitaria “Dulbecco”, il bilancio dei pazienti che hanno manifestato i sintomi dell’infezione è salito a dieci casi complessivi.
Attualmente la situazione vede quattro persone ricoverate nel reparto di Malattie Infettive, mentre un quinto paziente è stato dimesso in giornata dopo il passaggio in Medicina Generale. Altri due soggetti, monitorati presso il pronto soccorso, sono stati rimandati a casa poiché le loro condizioni non sono state giudicate gravi. Resta invece massima l’attenzione per un uomo di 46 anni che, a causa di una forma particolarmente aggressiva, è stato trasferito d’urgenza in un centro specializzato per un trapianto di fegato.
Le autorità sanitarie sospettano l’esistenza di un focolaio attivo nel territorio catanzarese, dato l’alto numero di accessi concentrati in pochi giorni. L’ASP di Catanzaro ha già avviato le indagini epidemiologiche per tracciare l’origine del contagio, che con ogni probabilità è legato al consumo di cibi crudi o acqua contaminata.
Sebbene la maggior parte dei casi registrati finora non desti preoccupazione immediata per la vita dei pazienti, il rischio di complicazioni resta reale. Le raccomandazioni ufficiali invitano alla massima prudenza nell’igiene personale e, soprattutto, nella scelta alimentare: evitare il consumo di molluschi e frutti di mare crudi è la prima barriera per arginare la diffusione del virus.



