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Bollette idriche in Calabria: rincari a doppia cifra e record di perdite

La Calabria si trova ad affrontare una fase di decisa crescita dei costi per il servizio idrico, pur mantenendo tariffe complessivamente più contenute rispetto al resto del Paese.

Secondo i dati contenuti nel XXIº Rapporto di Cittadinanzattiva, la spesa media per una famiglia calabrese ha registrato incrementi percentuali significativi. Per un consumo annuo di 182 mc, il rincaro è stato del 9,4%, portando la spesa a 398 euro. Se si considera un consumo ridotto di 150 mc, l’aumento sale al 10,6% per un costo medio di 326 euro.

Sebbene queste cifre risultino inferiori alla media nazionale, attestata sui 528 euro a famiglia, il ritmo di crescita in Calabria è quasi il doppio rispetto al 5,4% rilevato su scala nazionale. Il panorama regionale appare estremamente frammentato: mentre la Toscana si conferma la regione più cara con una media di 770 euro, il Molise è la più economica con 274 euro, nonostante abbia subito l’incremento più brusco dell’ultimo anno pari al 17,5%.

Divario tariffario tra i capoluoghi calabresi

Le differenze di prezzo all’interno del territorio regionale sono nette e delineano scenari molto distanti tra i vari centri urbani. Cosenza si posiziona come il capoluogo più virtuoso dal punto di vista dei costi per l’utente finale: per un consumo di 182 mc la spesa è di 204 euro, che scende a 163 euro per 150 mc.

Al polo opposto si trovano Crotone e Reggio Calabria, dove le tariffe raggiungono i 535 euro per il profilo di consumo più alto e 442 euro per quello ridotto. In queste due città si sono registrati anche gli aumenti più pesanti della regione, rispettivamente del 19,2% e del 19,4%. Situazione intermedia per Catanzaro, con una spesa di 308 euro (245 euro per 150 mc), e Vibo Valentia, dove le famiglie pagano mediamente 410 euro (337 euro per il consumo minore).

L’emergenza delle infrastrutture e lo spreco d’acqua

A fronte di bollette in ascesa, il rapporto di Cittadinanzattiva evidenzia una criticità strutturale allarmante legata alle perdite idriche. In Calabria si disperde una quantità enorme di risorsa prima che questa raggiunga i rubinetti dei cittadini, con numeri che superano abbondantemente le medie di molte altre aree del Paese.

Il primato negativo spetta proprio a Cosenza, dove la dispersione idrica tocca il 66,5%, seguita da vicino da Vibo Valentia con il 65%. Anche gli altri capoluoghi mostrano dati preoccupanti: Reggio Calabria disperde il 57,4% dell’acqua immessa in rete, Crotone il 53,5% e Catanzaro il 42,9%. Questi dati, basati su stime Istat, sottolineano l’urgenza di interventi di ammodernamento delle reti per contrastare uno spreco che incide sia sull’ambiente che sull’efficienza del servizio offerto agli utenti.