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Buona sanità in Calabria: il racconto di una storia vera tra eccellenza e dedizione

Chi l’ha detto che la sanità in Calabria non funziona? Per quanto mi riguarda, i fatti dicono l’esatto contrario. Quella che sto per raccontare è una testimonianza vera, il resoconto di una notte in cui la professionalità e l’umanità hanno avuto la meglio sulla rassegnazione e sui pregiudizi che spesso colpiscono la nostra terra.

Tutto inizia con un forte giramento di testa. Poi il buio: cado in casa, sul pavimento. Mia moglie e mio figlio accorrono, ma non ci sono miglioramenti. In quei momenti, prima ancora di invocare i santi, c’è un numero che diventa l’unica ancora di salvezza: il 118.

Il pronto intervento: oltre la divisa, l’umanità

Disteso a terra, con la percezione di un mondo ormai indefinito, sento arrivare voci estranee ma subito familiari. Sono gli specialisti del soccorso. Agiscono con precisione chirurgica: verificano i riflessi, mi scuotono, cercano una reazione. Quando capiscono che non sono in pericolo di vita, percepisco il loro sollievo: prima che operatori sanitari, sono uomini e donne che sentono il peso della responsabilità.

Scatta il protocollo: pressione, flebo, controlli costanti. E poi le battute per tranquillizzarmi, quel “vuoi le coccole?” che in un momento di terrore vale più di mille medicine. Mi sollevano, mi caricano in barella e inizia il viaggio verso l’ospedale.

Il “viaggio di guerra” verso il Pugliese

Attraversiamo le strade di Catanzaro, un percorso punteggiato dalle solite buche che rendono il tragitto un sussulto continuo, ma la sicurezza che percepisco a bordo dell’ambulanza mi fa sentire già salvo. La meta è il “Pugliese”, l’ospedale più criticato della Calabria ma, paradossalmente, anche il più amato e il più cercato dai pazienti di tutta la regione.

L’approdo al Pronto Soccorso dell’Azienda Dulbecco (presidio Pugliese) è il momento della consegna. Il medico dell’ambulanza, il dottor Sognoretta, insieme al collaboratore Rotundo, mi affida alle cure dei colleghi del reparto: il sanitario Luciano Silipo e i medici Annabella Catone e Yoannis YMM Mendez Mendez.

Eroi invisibili sempre in corsa

Dietro questi nomi ce ne sono molti altri che restano nell’ombra: autisti, infermieri, barellieri. Professionisti che operano in un contesto difficile, spesso umiliati dalle cronache, ma che sul campo dimostrano un’eccellenza straordinaria.

Mentre inizio a stare meglio, vedo quegli stessi “angeli custodi” che mi hanno soccorso sparire in un attimo. Non c’è tempo per i ringraziamenti, non c’è tempo per i convenevoli: una nuova chiamata al 118 è già arrivata. C’è un’altra vita da salvare, un’altra corsa contro il tempo.

Voglio che questa mia esperienza sia di dominio pubblico: esiste una Calabria dove la sanità funziona, dove l’impegno va oltre il dovere e dove l’umanità resta il farmaco più potente.


Questa è una testimonianza vera di Luigi Stanizzi, un cittadino che ha scelto di certificare attraverso la stampa l’efficienza e il valore del servizio sanitario calabrese ricevuto.