HomeAttualitàReferendum giustizia, vince il NO: bocciata...

Referendum giustizia, vince il NO: bocciata la riforma costituzionale

Il verdetto delle urne è definitivo: la grande riforma della giustizia non passerà. Con lo spoglio ormai alle battute finali, il fronte del “no” ha ottenuto la maggioranza dei consensi, respingendo il testo di legge costituzionale che mirava a riscrivere il rapporto tra giudici e pubblici ministeri. Nonostante le aspettative dei promotori, l’Italia ha scelto di mantenere l’attuale assetto dei magistrati.

Il muro del “no” nonostante la partecipazione record

Il dato più eclatante di questa consultazione resta l’affluenza: un clamoroso 57,91% degli aventi diritto si è recato alle urne. Si tratta di un record storico per un referendum costituzionale, un segnale di vitalità democratica che dà al risultato una legittimazione indiscutibile. Il Paese non è rimasto indifferente, ma ha partecipato in massa per dire “no” ai cambiamenti proposti, blindando di fatto gli articoli della Costituzione finiti sotto la lente del voto.

Cosa resta invariato

Con la vittoria del “no”, il progetto di revisione degli articoli dall’87 al 110 della Carta cade definitivamente. Ecco cosa non cambierà:

  • Unicità delle carriere: Resta la possibilità per i magistrati di passare dalla funzione inquirente (PM) a quella giudicante (Giudice), mantenendo l’appartenenza a un unico ordine.

  • Assetto del CSM: Non verrà istituita l’Alta Corte disciplinare esterna; la responsabilità disciplinare e la gestione delle carriere rimarranno in capo al Consiglio Superiore della Magistratura nella sua forma attuale.

  • Nessun sorteggio: Tramonta l’ipotesi di eleggere i membri del CSM tramite sorteggio, un punto che era stato al centro di accesi dibattiti sulle correnti della magistratura.

Le reazioni: una vittoria per l’indipendenza?

Per i sostenitori del “no”, a partire da gran parte della magistratura associata e dai partiti di opposizione, si tratta di una vittoria a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza del potere giudiziario. Secondo i contrari alla riforma, il progetto bocciato oggi dai cittadini avrebbe rischiato di sottoporre il pubblico ministero al controllo dell’esecutivo.

Il clima nei seggi durante lo spoglio è stato teso, ma la forbice tra i due schieramenti si è fatta chiara sin dalle prime proiezioni. L’Italia esce da questo referendum con una certezza: la struttura della magistratura non si tocca. Ora la palla torna alla politica, che dovrà decidere se tentare nuove vie di riforma o accettare il verdetto netto di un popolo che ha partecipato come mai prima d’ora.