Il perdurare del conflitto in Medio Oriente sta determinando ripercussioni profonde sul comparto del turismo organizzato in Italia.
Secondo un’indagine curata dal Centro studi turistici di Firenze per Assoviaggi Confesercenti, condotta su un campione di 681 agenzie, il settore sta affrontando perdite economiche significative. Dall’inizio delle ostilità si contano oltre 7.100 prenotazioni annullate, modificate o riorientate verso altre mete, con un danno economico che sfiora i 100 milioni di euro.
Per ogni singolo punto vendita, la perdita media stimata si attesta sui 14.000 euro, un dato che rischia di peggiorare se la situazione bellica dovesse protrarsi.
L’estensione delle cancellazioni e il coinvolgimento degli hub strategici
L’ondata di annullamenti non ha colpito esclusivamente i viaggi immediati, ma sta interessando anche le programmazioni dei prossimi mesi. Le difficoltà non riguardano solo le aree del conflitto o i paesi confinanti, ma si estendono a diverse destinazioni di lungo raggio in Asia, Sud-Est Asiatico e Oceania. Il fenomeno è dovuto principalmente al ruolo di hub strategici ricoperto dagli aeroporti di Dubai, Doha e Abu Dhabi per i collegamenti tra l’Europa e l’Oriente.
In nazioni come Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait, il mercato risulta in stallo quasi totale. Questa paralisi è causata dalla chiusura di spazi aerei e aeroporti, oltre che dalle raccomandazioni di prudenza fornite dalle autorità governative. In altre aree come Egitto, Mar Rosso, Turchia e Uzbekistan, le cancellazioni hanno raggiunto il 10,6% del totale, mentre per l’Asia orientale e l’Oceania l’incidenza degli annullamenti è del 6,7%.
I numeri dell’emergenza e il cambio di rotte
Nelle prime tre settimane di crisi sono state registrate oltre 3.800 cancellazioni e circa 3.300 richieste di cambio destinazione, coinvolgendo complessivamente più di 60.000 viaggiatori. Le agenzie hanno cercato di ricollocare la clientela verso mete ritenute più sicure, tra cui Canarie, Spagna, Italia, Capo Verde, Caraibi, Grecia, Marocco e Stati Uniti.
Oltre al calo del fatturato, le imprese devono sostenere oneri operativi crescenti. Sebbene il 58,5% delle agenzie dichiari di non aver avuto costi diretti extra per la riprotezione, il 41,5% ha dovuto affrontare esborsi aggiuntivi per garantire l’assistenza obbligatoria e il trasferimento dei clienti verso destinazioni alternative.
Prospettive incerte e il rallentamento delle vendite
Le stime di Assoviaggi Confesercenti indicano che i 100 milioni di euro di perdita comprendono rimborsi, mancate commissioni, penali dei fornitori e il pesante carico di lavoro burocratico per la gestione delle pratiche. Si osserva inoltre un drastico calo delle nuove prenotazioni, che per i prossimi tre mesi segnano una flessione del 20% rispetto ai livelli ordinari del 2025.
Le flessioni più evidenti riguardano il lungo raggio, con segni negativi per Maldive, Thailandia, Giappone, India, Vietnam e Australia. Anche mete più vicine come Tunisia, Cipro e Giordania mostrano segnali di forte rallentamento. Questa contrazione dei flussi turistici, sia in uscita che in entrata, pone seri rischi anche per la stabilità dei posti di lavoro nel settore.
L’istanza per una revisione normativa
Il presidente di Assoviaggi, Gianni Rebecchi, ha evidenziato la delicatezza del momento richiedendo un intervento pubblico strutturato. “C’è bisogno di un intervento pubblico articolato su due piani: misure emergenziali, da attivare con urgenza per salvaguardare la continuità delle imprese, e interventi strutturali per correggere squilibri che questa crisi sta rendendo ancora più evidenti”, ha dichiarato Rebecchi.
Al centro delle critiche vi è la Direttiva Europea sui pacchetti turistici, ritenuta attualmente poco sostenibile per gli operatori. Secondo Rebecchi, “l’impianto normativo non può prevedere che l’intero onere ricada esclusivamente sugli operatori, senza meccanismi di compensazione o condivisione del rischio”, specialmente quando si verificano eventi eccezionali e imprevedibili come conflitti armati o calamità naturali che travalicano la normale gestione del rischio d’impresa.



