C’era da aspettarselo, e i fatti hanno confermato il presentimento: la mobilitazione organizzata da una frangia dell’opposizione di Rende si è rivelata un buco nell’acqua. Un insuccesso che vira verso il totale, lasciando un interrogativo amaro: dove sono finiti quei “cittadini indignati” che i promotori millantavano di rappresentare?
Una città viva, non in tilt
L’appuntamento era fissato per ieri pomeriggio in via Kennedy. L’obiettivo del sit-in era denunciare una presunta “emergenza” traffico a Roges. Tuttavia, la narrazione catastrofista della minoranza si è scontrata con la realtà: Rende è una città dinamica e in crescita, dove i flussi veicolari sono assolutamente fisiologici e in linea con quelli di qualsiasi centro urbano moderno e vitale. Nonostante i tentativi di dipingere un quadro apocalittico, la risposta della cittadinanza è stata l’indifferenza.

Il mistero delle firme “fantasma”
Il dato più eloquente riguarda il distacco tra la propaganda e la partecipazione reale. A fronte di una raccolta firme che, secondo gli organizzatori, avrebbe dovuto testimoniare un malumore diffuso, ieri si contavano sulle dita di una mano sia i residenti che i commercianti del quartiere. Le liste dei firmatari sono state mostrate ai pochi cronisti presenti, ma i volti dietro quei nomi non si sono visti, a dimostrazione che forse il problema è più politico che sociale.
Tra i presenti si sono notati alcuni esponenti come Marco Saverio Ghionna, Gianluca Garritano e il consigliere Eugenio Trombino, quest’ultimo presente per constatare di persona l’evidente mancanza di seguito dell’iniziativa. Voci di corridoio hanno segnalato anche un rapido passaggio della consigliera Adriana Calvelli, sebbene la sua presenza non sia stata confermata con certezza.
Leoni da tastiera e profili dubbi
Il contrasto tra la ferocia di certi commenti online e il deserto della piazzetta apre una riflessione necessaria. Viene da chiedersi se quel presunto malcontento che si legge sui social non sia, in realtà, una costruzione virtuale: profili duplicati, account fake o indignazione alimentata da algoritmi.
La realtà è che i cittadini di Rende hanno preferito continuare la loro giornata piuttosto che alimentare una polemica strumentale. La protesta resta confinata nello schermo di uno smartphone, confermando l’esistenza di un piccolo gruppo di “leoni da tastiera” che ruggiscono sul web ma che non trovano alcun riscontro nella vita reale della città.



