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L’inclusione sociale a Cosenza si coltiva tra i fornelli

Il percorso verso l’autonomia e l’integrazione professionale passa attraverso i profumi e i sapori della terra calabrese.

A Cosenza, l’iniziativa denominata “I cinque sensi” ha dato vita a un laboratorio di cucina che vede protagonisti dieci tra ragazzi e ragazze con disabilità, impegnati nella trasformazione delle materie prime in prodotti gastronomici di qualità. Il progetto, sostenuto dall’associazione “3X21 i sogni di Saveria” e reso possibile grazie ai fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, punta a scardinare le barriere sociali attraverso l’apprendimento pratico.

Un’opportunità concreta di crescita e lavoro

Il cuore dell’attività si trova in una masseria situata a San Marco Argentano, dove i partecipanti, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, si dedicano alla raccolta e alla lavorazione di prodotti ortofrutticoli biologici. Sotto la guida di un team multidisciplinare composto da un cuoco, un educatore e uno psicologo, i giovani hanno appreso le tecniche di manipolazione degli alimenti e l’uso corretto degli utensili da cucina.

“Il nostro obiettivo è offrire una opportunità concreta di lavoro ai partecipanti, ma anche migliorare il loro benessere psicofisico attraverso l’attività manuale e il contatto con la natura”, dichiara Teodolinda Capocasale, presidente dell’associazione e figura di riferimento nel panorama del terzo settore, essendo l’unica persona con Sindrome di Down in Italia a ricoprire la carica di presidente di una realtà associativa.

Dalla terra al vasetto le marmellate dell’inclusione

Il laboratorio si è focalizzato in particolare sulla produzione di marmellate artigianali, realizzate utilizzando arance e limoni biologici raccolti direttamente sul posto. Questa attività non ha rappresentato solo un esercizio tecnico, ma un vero e proprio stimolo sensoriale che ha permesso ai ragazzi di arricchire il proprio vocabolario specifico e di comprendere l’intero ciclo produttivo, dalla pianta al confezionamento finale del vasetto.

L’esperienza in cucina è diventata così uno strumento per rafforzare l’autostima e favorire il benessere emotivo dei partecipanti. La prospettiva futura è quella di trasformare queste competenze acquisite in un ponte verso l’occupazione stabile. “Ci auguriamo che le nuove competenze acquisite possano rappresentare per i nostri ragazzi un’opportunità importante di inserimento nel mondo del lavoro; noi ce la stiamo mettendo tutta per costruire una comunità più inclusiva e a misura di tutti”, conclude Capocasale.