L’inchiesta condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 61 persone.
Il provvedimento, firmato dal Procuratore facente funzioni della Procura della Repubblica locale, delinea un complesso sistema illecito volto alla violazione del Testo Unico sull’immigrazione. Tra i soggetti coinvolti figurano 47 cittadini extracomunitari e 14 italiani, accusati a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso ideologico in atto pubblico, truffa, omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale e indebita percezione di erogazioni pubbliche.
Il meccanismo dei falsi contratti e il ruolo dei pubblici ufficiali
Le investigazioni delle Fiamme Gialle hanno fatto emergere un sistema strutturato per garantire l’illecita permanenza sul territorio nazionale di numerosi stranieri. I gestori dell’organizzazione avrebbero usufruito della complicità abituale di un pubblico ufficiale, il quale avrebbe redatto false attestazioni nei verbali di accertamento della residenza. Tali atti erano finalizzati a ottenere l’iscrizione dei cittadini extracomunitari nei registri della popolazione residente del Comune di Lamezia Terme.
Oltre alle residenze fittizie, il gruppo avrebbe prodotto comunicazioni di assunzione e contratti di locazione falsi, regolarmente registrati presso l’Agenzia delle Entrate, per facilitare il rinnovo dei permessi di soggiorno. Nell’inchiesta risultano coinvolti anche altri dipendenti pubblici: uno per un singolo episodio di falso in verbale e un secondo per rivelazione di segreto d’ufficio, avendo quest’ultimo fornito informazioni riservate sulle attività investigative che la Guardia di Finanza stava svolgendo proprio presso i suoi uffici.
Matrimoni fittizi e gestione abusiva del patronato
Un ulteriore filone dell’indagine riguarda la documentazione di assunzioni inesistenti per lavoratori domestici e l’organizzazione di matrimoni di facciata. In alcuni casi, cittadini italiani anche ultrasettantenni sarebbero stati convinti a contrarre matrimonio con giovani donne di nazionalità magrebina al solo scopo di regolarizzare la posizione migratoria di queste ultime.
Al centro del sistema è stato individuato anche un patronato con sede a Lamezia Terme. I gestori della struttura, pur dichiarandosi formalmente disoccupati e percependo il reddito di cittadinanza, avrebbero tratto profitti illeciti chiedendo somme di denaro ai cittadini extracomunitari per la gestione delle pratiche di assunzione fittizia.
Revoca del reddito di cittadinanza per 55 soggetti
L’attività investigativa ha avuto ripercussioni dirette anche sul fronte della spesa pubblica. I riscontri hanno permesso di accertare che 55 dei soggetti coinvolti avevano ottenuto il reddito di cittadinanza dichiarando falsamente di risiedere in Italia da almeno dieci anni. A seguito dell’intervento delle autorità, il beneficio è stato revocato per tutti gli individui che avevano fornito attestazioni non veritiere, interrompendo così l’erogazione indebita di fondi a danno dello Stato.



