La complessità degli ecosistemi naturali rappresenta una risorsa che i laboratori tradizionali non possono replicare interamente.
Le Riserve Naturali del Lago di Tarsia e della Foce del fiume Crati si sono trasformate in un’infrastruttura scientifica a cielo aperto, offrendo al mondo accademico un’esperienza diretta della biodiversità che integra e completa la formazione teorica fornita nelle aule.
Seconda annualità del Master in partenza ad aprile
Il direttore delle Riserve naturali, Agostino Brusco, ha illustrato il percorso avviato in collaborazione con l’Università della Calabria per il Master di II livello in Gestione e conservazione della biodiversità e delle risorse ambientali. Il progetto, diretto dal professore di zoologia Emilio Sperone, ha visto l’Ente impegnato attivamente nella formazione sul campo dei primi corsisti. Mentre si conclude il primo ciclo, la struttura si prepara per la seconda annualità del percorso triennale, che partirà nel mese di aprile e coinvolgerà altri 50 partecipanti.
I numeri della formazione e l’esperienza nei tirocini
La prima annualità del Master, relativa all’anno accademico 2024-2025, ha visto la partecipazione di 31 studenti per un totale di 1.500 ore di attività. Il programma ha previsto lezioni, laboratori e 200 ore di tirocinio presso enti e aziende partner. All’interno delle Riserve sono stati ospitati 3 corsisti che hanno completato 200 ore di attività pratica, focalizzandosi sulla fase esperienziale del percorso formativo.
Un patrimonio di 600 ettari tra la Valle del Crati e lo Jonio
L’estensione delle Riserve, che coprono oltre 600 ettari dalla media Valle del Crati fino alle coste dello Jonio, permette agli studenti di operare in un vero ecosistema della conoscenza. Le attività si sono svolte tra i comuni di Tarsia, Santa Sofia d’Epiro e l’area di Sibari a Cassano Jonio. Qui i corsisti hanno avuto accesso alle diverse sezioni del Museo di Storia Naturale, tra cui l’erbario del Crati, il Museo del Mare e i diorami dedicati alle aree protette, unendo lo studio teorico all’osservazione diretta.
Centri sperimentali e pratica sul campo
L’integrazione tra università e territorio è stata garantita dall’accesso ai centri sperimentali per la conservazione ex situ della biodiversità. Gli studenti hanno lavorato in strutture autorizzate dal Ministero dell’Ambiente dedicate a specie come l’Ululone appenninico, la Testuggine palustre e il Tritone italiano. Il sistema comprende anche il campo sperimentale della vite selvatica, il Giardino Botanico, la Biblioteca Naturalistica Calabrese e la rete dei Centri Visitatori, permettendo l’applicazione di metodologie scientifiche su habitat reali.
Competenze multidisciplinari per la Rete Natura 2000
Oltre all’osservazione, i partecipanti sono stati coinvolti in monitoraggi faunistici e floristici, attività di gestione e conservazione di specie, e nell’utilizzo di strumenti tecnologici come i sistemi GIS e le banche dati ambientali. Il percorso mira a formare figure capaci di redigere piani di gestione e valutazioni ambientali, sviluppando competenze fondamentali per operare professionalmente nei sistemi della Rete Natura 2000.
Il profilo professionale dell’esperto in biodiversità
Al termine del percorso, i corsisti ottengono il titolo di Esperto in censimento, monitoraggio e conservazione della biodiversità animale e vegetale e delle risorse naturali. Si tratta di figure specializzate nel fornire supporto ai processi di pianificazione e gestione ambientale. Agostino Brusco ha sottolineato che questa collaborazione punta a costruire un ambiente dove la conoscenza prende forma attraverso l’esperienza, preparando una nuova generazione di esperti pronti per le sfide della transizione ecologica.



