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Fallimento diplomatico a Islamabad: Trump ordina il blocco navale di Hormuz

L’equilibrio precario del Medio Oriente è crollato drasticamente nelle ultime ore dopo il fallimento definitivo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran tenutisi a Islamabad.

La delegazione americana, guidata dal vicepresidente Vance, ha abbandonato il Pakistan nella notte, sancendo la fine di ogni tentativo di distensione diplomatica. Secondo quanto dichiarato dai rappresentanti di Washington, la proposta presentata era da considerarsi l’ultima offerta possibile, ma la controparte iraniana non avrebbe fornito garanzie sufficienti sul congelamento del programma nucleare. Teheran ha risposto definendo le pretese degli Stati Uniti irragionevoli.

La reazione della Casa Bianca non si è fatta attendere e ha assunto i toni della massima pressione militare ed economica. Donald Trump ha annunciato ufficialmente l’avvio di un blocco navale nello Stretto di Hormuz a partire dalle 18 di oggi. L’obiettivo dichiarato è quello di paralizzare i flussi finanziari diretti verso il regime iraniano, colpendo chiunque contribuisca alle casse della Repubblica Islamica attraverso il transito marittimo.

Le minacce del tycoon e la risposta dei Pasdaran

Il presidente degli Stati Uniti ha chiarito la posizione del Pentagono con parole estremamente dure, indicando una strategia di isolamento totale. «La Gran Bretagna e un paio di altri Paesi stanno inviando dei dragamine, gli Usa fermeranno qualsiasi nave paghi un pedaggio a Teheran», ha affermato il tycoon, aggiungendo che l’amministrazione è pronta a bombardare le centrali elettriche iraniane in caso di ulteriore escalation.

Il monito di Trump si è esteso anche alla Cina, avvertita di una possibile imposizione di dazi al 50% qualora decidesse di fornire assistenza militare a Teheran. Tuttavia, il fronte occidentale mostra le prime crepe: Londra ha infatti deciso di sfilarsi dall’operazione di blocco. Sul fronte opposto, i Pasdaran hanno risposto con toni bellicosi, dichiarando che le forze nemiche rimarranno intrappolate in quello che hanno definito il vortice mortale di Hormuz.

Il ruolo di Mosca e l’incidente in Libano

In questo scenario di rottura totale, la Russia cerca di ritagliarsi un ruolo di arbitro internazionale. Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Pezeshkian, offrendo formalmente la disponibilità del Cremlino come mediatore per evitare un conflitto aperto su vasta scala. La manovra di Mosca punta a evitare che il blocco navale si trasformi in una scintilla per una guerra regionale.

Parallelamente, la tensione resta altissima anche sul fronte libanese. Nelle scorse ore si è verificato un grave incidente che ha coinvolto il contingente internazionale di pace. Alcuni tank israeliani hanno speronato mezzi italiani della missione Unifil, un atto che aggrava ulteriormente il clima di instabilità nell’area. Nel frattempo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha visitato le truppe schierate in territorio libanese, ribadendo la determinazione di Israele nel proseguire le operazioni militari lungo il confine settentrionale.