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Salvini a Reggio Calabria: «I cantieri del Ponte sullo Stretto grande operazione contro la ‘ndrangheta»

La nascita della grande opera di collegamento stabile tra Calabria e Sicilia non rappresenta soltanto una sfida ingegneristica e infrastrutturale di portata internazionale, ma si configura come un manifesto di riscatto sociale ed economico per l’intero Mezzogiorno.

Nel corso di una visita istituzionale presso il mercato di largo Botteghelle a Reggio Calabria, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, nonché vicepremier, Matteo Salvini, ha voluto ridefinire il perimetro del dibattito attorno al Ponte sullo Stretto, elevandolo a strumento primario di contrasto alla criminalità organizzata attraverso la creazione di occupazione legale e lo sviluppo del territorio.

L’analisi si concentra sulla correlazione diretta tra l’assenza di opportunità economiche e la permeabilità del tessuto sociale nei confronti delle consorterie criminali. Nei territori storicamente penalizzati dalla carenza di investimenti strutturali, l’apertura di un grande polo occupazionale viene indicata come la via maestra per sottrarre manovalanza e consenso sociale ai clan della ‘ndrangheta.

“L’avvio dei cantieri del ponte sullo Stretto sarà una grande operazione contro la ‘ndrangheta, perché laddove c’è lavoro, dove c’è speranza per i giovani e i territori, la ‘ndrangheta attecchisce di meno. Certo poi lo Stato dovrà controllare che neanche un euro di denaro pubblico finisca nelle tasche sbagliate, però abbiamo degli inquirenti e delle forze dell’ordine in grado di farlo”, ha dichiarato il ministro.

Il piano di monitoraggio e di prevenzione delle infiltrazioni mafiose nei contratti pubblici rappresenterà dunque il secondo pilastro dell’operazione, potendo contare su presidi di legalità e apparati investigativi idonei ad affrontare la complessità dei flussi finanziari previsti per la realizzazione dell’opera.

Risposta occupazionale e contrasto allo spopolamento

La concretezza dell’impatto economico e sociale del progetto si misura anche attraverso il livello di riscontro occupazionale registrato ancor prima dell’apertura formale delle aree di cantiere. I dati relativi alle manifestazioni di interesse testimoniano un forte bisogno di stabilità lavorativa che proviene direttamente dalle comunità locali delle due sponde dello Stretto.

“A cantieri non ancora avviati sono già arrivate 45.000 richieste di lavoro, dalla Calabria e dalla Sicilia, per il ponte. Ditemi quanti ragazzi calabresi tra architetti, ingegneri, geometri, avvocati, oggi vanno via da Reggio Calabria perché non hanno lavoro e, invece, con un cantiere che darà decine di migliaia di posti di lavoro rimarrebbero qua. Io penso che la ‘ndrangheta non sarebbe contenta del fatto che tanti ragazzi potrebbero avere un lavoro qua”, ha spiegato Salvini.

L’infrastruttura viene così proposta come la principale risposta industriale al fenomeno dello spopolamento e della fuga dei cervelli, offrendo alle figure professionali e alle eccellenze tecniche formatesi nelle università meridionali una concreta prospettiva di radicamento e di impiego all’interno della propria regione d’origine.