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Storico riconoscimento per San Francesco di Paola precursore della Dottrina Sociale

L’atto di nascita del pensiero sociale della Chiesa si trova in una lettera inviata dalla Francia nel tardo XV secolo. Nell’ambito della seconda festa calabrese della Dottrina Sociale della Chiesa, svoltasi dal 10 al 28 maggio 2026, l’incontro intitolato “Amate il bene comune”, tenutosi giovedì 21 maggio 2026 al Santuario di San Francesco di Paola a Corigliano Calabro, ha offerto un’importante occasione di riflessione. Durante il convegno, il relatore padre Giovanni Cozzolino, O.M., ha presentato una tesi significativa: il santo paolano ha anticipato di secoli i cardini del magistero sociale cattolico.

Al centro dell’analisi vi è la missiva scritta il 10 settembre 1486 da San Francesco di Paola, allora residente a Tours, in Francia, e indirizzata a Girolamo Sanseverino e Mandella Gaetani, nominati procuratori dell’eremo appena edificato a Corigliano Calabro. In questo testo emergono formule e concetti che sarebbero stati formalizzati solo nel 1891 da papa Leone XIII nell’enciclica Rerum novarum.

Il testo della lettera del 1486

“Fratelli e diletti procuratori, anzitutto salute e pace in Gesù Cristo benedetto. Ringrazio nuovamente voi, questo venerabile clero, le autorità e tutto il popolo per l’amore e il fervore che avete portato e portate verso i nostri frati e verso il nostro Ordine e per la grande sollecitudine che avete usato e continuamente usate per la costruzione di questo benedetto luogo della SS. Trinità.

Il nostro Signore Gesù Cristo, che dà a tutti la giusta ricompensa, vi renda merito delle vostre fatiche e vi proteggerà da ogni male e pericolo, in qualunque luogo abbiate a recarvi e a dimorare, e noi, con tutti i nostri frati d’altra parte, benché siamo indegni, pregheremo sempre l’eterno Dio Padre e il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre, la Vergine Maria, che vi aiutino e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine, dell’anima vostra, pensate che la morte è sicura per tutti, che questa vita è breve e altro non è che ombra che presto passa, per salvarci e che per noi soffrì tanti tormenti e subì la fame, il freddo, la sete, il caldo e tutte le sofferenze che possono soffrire gli uomini, nulla rifiutando per amor nostro, dando esempio di perfetta pazienza e di perfetto amore. Anche noi tutti dobbiamo avere pazienza in tutte le nostre avversità, che dobbiamo sopportare con amore, pensando che lo stesso nostro Signore soffrì maggiori affanni e tribolazioni per tutti noi.

Vi prego, ancora, di mettere da parte gli odi e le inimicizie, amate la pace perché è il miglior tesoro che i popoli possano avere il nostro Signore Gesù Cristo non lasciò altro agli apostoli se non la pace.

Amate il bene comune, aiutate i poveri, gli orfani, le vedove e i bambini. Sappiate che siamo vicini alla fine del mondo a causa dei nostri peccati che sono grandi e spingono Dio all’ira; e per questo correggetevi per il futuro e pentitevi del passato, poiché Dio è misericordioso e vi aspetta a braccia aperte. Sappiate che ciò che nascondiamo al mondo non lo possiamo nascondere a Dio.

Fate una vera e fedele conversione, osservando queste cose come veri cristiani, riceverete l’aiuto e la benedizione dell’Eterno Dio e della sua Madre e figlia la Vergine Maria e fate tutto ciò affinché Dio mitighi il grande supplizio che riceverà la povera Italia a causa della sua malignità.

Altro non scrivo se non che la pace sia con voi, e prego con carità voi, nostri procuratori, di far conoscere ciò a tutto a questo popolo e specialmente a questo venerabile clero come è detto sopra.

Scritto nel nostro luogo di San Mattia de la Pace presso Tours in Francia il 10 settembre 1486.

Il vostro indegno orante – frate Francesco Minimo, povero eremita di Paola”

I passaggi sociali e profetici del documento

L’esortazione “Amate il bene comune” costituisce un esempio di linguaggio profetico. Oggi il bene comune rappresenta il quarto pilastro del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, inteso come l’insieme delle condizioni che permettono a tutti di realizzarsi, ma nel 1486 non era ancora utilizzato come termine tecnico.

L’invito ad aiutare “i poveri, gli orfani, le vedove e i bambini” richiama l’opzione preferenziale per i poveri attraverso le quattro categorie bibliche dei soggetti più indifesi. Questo medesimo elenco verrà ripreso da papa Leone XIII nella Rerum novarum.

L’indicazione di mettere da parte gli odi e di amare la pace, definita come “il miglior tesoro che i popoli possano avere”, configura la pace non come un semplice sentimento interiore, ma come un bene politico e sociale fondamentale per le comunità.

Infine, l’atto di rivolgersi al “venerabile clero, le autorità e tutto il popolo” anticipa i concetti di partecipazione e sussidiarietà. Il fondatore dell’Ordine dei Minimi chiama in causa l’intera struttura sociale, ripartendo la responsabilità tra istituzioni ecclesiali, civili e cittadinanza.

I cinque argomenti a favore della tesi

Secondo la relazione di padre Cozzolino, sono cinque i punti principali che sostengono la definizione di San Francesco di Paola come precursore della Dottrina Sociale.

Il primo elemento è cronologico: la lettera risale al 1486, ovvero 405 anni prima della Rerum novarum, pur condividendone i contenuti essenziali. Il secondo riguarda i destinatari: la missiva non è diretta a dei monaci, bensì a degli amministratori laici del territorio di Corigliano Calabro, configurandosi come un intervento rivolto a figure pubbliche.

Il terzo argomento risiede nel linguaggio utilizzato: la formula “amate il bene comune” supera la dimensione della mera carità personale per toccare una dimensione strutturale. Il quarto punto evidenzia una visione nazionale espressa nel passaggio sulla “povera Italia”, che mostra la consapevolezza di come le condotte individuali abbiano ripercussioni storiche e sociali su un intero Paese. Il quinto e ultimo aspetto concerne il metodo, capace di unire il Vangelo alla vita civile attraverso un percorso che muove dall’esempio di Cristo per giungere alla risoluzione delle tensioni comunitarie, anticipando lo schema metodologico del vedere, giudicare e agire.

I principi del Compendio e il ruolo del Santo

Il limite intrinseco alla qualifica di precursore risiede nel fatto che la Dottrina Sociale della Chiesa si è costituita come disciplina organica solo con la nascita della società industriale e la produzione delle encicliche pontifice. San Francesco di Paola non disponeva delle categorie economiche moderne, quali il salario, il sindacato o la regolamentazione della proprietà privata, ma ne ha anticipato i principi ispiratori.

I temi della lettera trovano una corrispondenza diretta con i punti chiave fissati nel 2004 dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. La dignità della persona umana, fondamento di ogni altro principio, si ricollega all’esempio di Cristo che ha assunto su di sé le sofferenze umane. Il bene comune e la destinazione universale dei beni si specchiano nel mandato di cura verso la collettività e verso i più deboli. La sussidiarietà e la partecipazione emergono nel coinvolgimento diretto di tutti i corpi sociali, mentre la solidarietà e l’opzione preferenziale per i poveri si riflettono nel sostegno esplicito alle categorie fragili citate nel testo.

Se la paternità della Dottrina Sociale in senso sistematico appartiene a Leone XIII, San Francesco di Paola può essere considerato il padre profetico che per primo ne ha espresso lo spirito profondo, chiedendo ai governanti della propria terra di operare per il bene comune.